 | | Altri gechi Sezione dedicata a tutti gli altri gechi: Nephrurus, Strophurus, Diplodactylus, Phelsuma, Goniurosaurus, Gekko, Uroplatus, Paroedura, Hemitheconyx, etc. |
17-08-2006, 09:53
|
#31 (permalink)
|
Data di registrazione: Mar 2006 Ubicazione: Solduno
Messaggi: 987
| l'eresia non è per noi o per i Malgasci che gestiscono farm, ma per coloro per cui allevare camaleonti non ha semplicemente senso...
che ne so... per fare un esempio assurdo ma che potrebbe rendere l'idea, come per noi mettere in piedi un centro di raccolta di caccole del naso per ottenere un tipo di carburante ecologico.
il ché potrebbe avere un senso per un'altro modo di concepire le caccole del naso... anche se ciò fosse molto redditizio, pensi che in Italia si metterebbero immediatamente a costruire centri di raccolta di caccole in ogni provincia?
Certo, qualche centro sorgerebbe, ma come sarebbe visto dalla popolazione, quanti si metterebbero a lavorare nell'industria delle caccole del naso? Come sarebbe visto socialmente questo lavoro? Quanti sarebbero convinti dell'utilità dell'impresa? Quanti sarebbero convinti nell'investire in questa industria? Come sarebbero visti, coloro che con entusiasmo promuoverebbero a spada tratta questa industria? Come sarebbero visti gli stranieri che verrebbero in Italia con le nozioni tecniche, i finanziamenti, e il potere di imporre in Italia de centri di raccolta simili? Quanti Italiani, da oggi a domani, si metterebbero a collezionare le proprie caccole del naso, per portarle in questi centri, ricevendo somme di soldi in cambio?
Come sarebbero visti, dagli stranieri che utilizzano normalmente questa fonte di energia alternativa, gli Italiani che si rifiutano di implicarsi in questo progetto, magari razionale da un punto di vista economico e ambientale?
come sarebbe visto, dagli Italiani, la pratica delle agenzie di viaggio di mettere sui prospetti turistici una bella caccola del naso italiana, vantandone i pregi, la qualità, le peculiarità uniche e la bellezza di questa materia prima? | | (Offline)
| |
17-08-2006, 10:19
|
#32 (permalink)
|
Data di registrazione: Mar 2004 Ubicazione: Dorio -Lecco-
Messaggi: 9,334
| vedi, tu continui a ragionare come se tutti i malgasci fossero pastori o raccoglitori di bacche e radici...non è così, nelle farm lavorerebbero tutti quelli a cui spieghi che per ogni parsonii spedito in Europa ti danno 100 €...il doppio di uno stipendio mensile di un lavoratore malgascio per un Uroplatus 50 € per un pardalis 70 € ecc ecc.
Nelle farm ci lavorano i malgasci, il problema VERO è che sono di francesi, australiani, statunitensi...i malgasci lavorano, loro guadagnano.
Chi pensi che vada a raccogliere in natura gli animali...i malgasci, è un lavoro come un'altro certo per loro è bizzarro pensare che in Europa si spendano soldi per queste frivolezze, ma il "dio Euro" è arrivato da tempo anche da loro...basta pagare e qualsiasi lavoro diventa accettabile, attenzione, non dico che sia giusto o sbagliato, ma questa è la realtà del moderno Madagascar, quello di Antananarivo, non quello dello splendido Masoala.
Sarà la rovina di questo popolo? io non lo so ma so che è impossibile resistere al progresso, chi ci ha provato è sempre stato schiacciato dai suoi subdoli ingranaggi, meglio assecondarlo e tentare di trarne gli indubbi benefici, questo il governo del Mcar lo ha capito, il presidente possiede le più grosse aziende malgasce, ha praticamente il monopolio dei generi alimentari e della televisione...ripeto, non vivono più nella foresta venerando gli dei...almeno non tutti.
P.S. sesarma vorrei chiarire che anche se esprimiamo concetti diversi non ho nulla contro di te e spero che si capisca che non sono in alcun modo polemico.
__________________
Ciao, Gabriele.
| | (Offline)
| |
17-08-2006, 10:22
|
#33 (permalink)
|
Data di registrazione: Apr 2004 Ubicazione: Verona
Messaggi: 2,888
| Hai portato un buon esempio, ora ho un po' più chiaro  . |
Originally Posted by sesarma il ché potrebbe avere un senso per un'altro modo di concepire le caccole del naso... anche se ciò fosse molto redditizio, pensi che in Italia si metterebbero immediatamente a costruire centri di raccolta di caccole in ogni provincia? | Sì, se con questi centri arrivassero anche i soldi, tanti, mi ci butto anch'io nell'affare.
Se domani vado in Mscar, con qualche migliaio di euro in mano, prendo dieci malgasci e faccio recintare un ettaro di terra, gli dico di metterci qualche cama dentro, forse rideranno di me, ma con quei soldi daranno da mangiare alle loro famiglie, il giorno dopo rideranno un po' meno.
E son convinto che mi ci vuole un giorno per cambiare la mentalità, i faty, e quant'altro di quei 10 malgasci. Io sarei uguale a loro...
Ciao | | (Online)
| |
17-08-2006, 10:26
|
#34 (permalink)
|
Data di registrazione: Apr 2004 Ubicazione: Verona
Messaggi: 2,888
| ooops, ho scritto insieme a Mono, e mi pare che i concetti sono molto simili....  | | (Online)
| |
17-08-2006, 10:29
|
#35 (permalink)
|
Data di registrazione: Mar 2006 Ubicazione: Solduno
Messaggi: 987
| allora state sicuri, che i camaleonti saranno presto allevati a Madagascar!
speriamo che i soldi facciano ragionare la gente! Ma anche i soldi hanno importanza relativa, sopratutto nelle regioni rurali, dove con i soldi non puoi fare un gran ché... io ero pieno di soldi, e vi assicuro che per trovare riso o altro, non mi servivano a gran ché... perché in queste zone, l'economia è basata su dei sistemi di reciprocità, dei sistemi di economia parallela a quella imposta dal governo.
Per assicurarsi il "pane" in queste zone è ancora più importante appartenere a questi sistemi economici, che avere molti soldi in tasca...
per farvi capire che raccogliere camaleonti non è un lavoro come un'altro, vi basta guardare nei libri scientifici di zoologia, come quello di Brygoo sui Brookesia, dove è scritto esplicitamente che per trovare dei collaboratori disposti a raccogliere i camaleonti ha sofferto le pene dell'inferno, ed ha dovuto ingaggiare dei bambini, che se ne fregano delle cose scritte sopra, i bambini sono felici di raccogliere camaleonti per piccole somme di denaro...
in un villaggio c'era un tipo che si è messo d'accordo con dei turisti, per recuperare camaleonti e venderglieli. Bene, questo individuo è considerato come un pazzo completo e essendo Madagascar un paese a tradizione orale, la storiella di questo tipo è in giro sulla bocca della gente da una decina d'anni... non vi dico con che risvolti sociali per l'individuo in questione.
un altro genio Malgascio, si è messo a pensare come utilizzare una pianta infestante che cresce subito dopo la pratica della coltura "brucia e coltiva" (jinja o tavy) e che danna l'esistenza degli agricoltori (vi assicuro per esperienza personale che tagliare ste piante per liberare la zona di coltura è una bella dannazione, un lavoro della madonna).
bene, 20 anni dopo, la storiella di questo individuo è ancora sulla bocca di tutti... questo tipo è considerato lo zimbello del paese.
abbiate pazienza! | | (Offline)
| |
17-08-2006, 10:35
|
#36 (permalink)
|
Data di registrazione: Mar 2004 Ubicazione: Dorio -Lecco-
Messaggi: 9,334
| |
sopratutto nelle regioni rurali,
| ecco, è questo il discorso corretto, nelle regioni rurali si ragiona in un modo ma la maggior parte della popolazione le stà abbandonando per avvicinarsi alle città. |
io ero pieno di soldi, e vi assicuro che per trovare riso o altro, non mi servivano a gran ché
| la soluzione è semplice, al posto di portare soldi...porta un camion di riso il discorso è lo stesso, se per un parsonii do un sacco di riso, sono certo che anche il più "rurale" dei malgasci si metterebbe a lavorare in una farm anzichè abbattere alberi per carbonella.
I soldi hanno sempre valore, se non posso usarli direttamente posso acquistare merce di scambio altrove e l'affare è fatto.
__________________
Ciao, Gabriele.
| | (Offline)
| |
17-08-2006, 10:46
|
#37 (permalink)
|
Data di registrazione: Mar 2006 Ubicazione: Solduno
Messaggi: 987
| la carbonella serve per riscaldarsi e cucinare, cosa che con i soldi e i camaleonti non si può fare. non facciamo confusione!
il riso... un'altro elemento centrale della CULTURA malgascia. Bene, rendetevi conto che il riso, per i Malgasci non ha valenza puramente nutrizionale, ma è molto, molto di più. Ha anche una valenza a carattere identitario. una comunità si sente tale, anche perché consuma il riso che è cresciuto sulla stessa terra nella quale vivono gli altri, il riso cresce grazie a Zanahary, per intermedio degli antenati, i quali sono seppelliti nella terra del villaggio di origine, terra sacra, dalla quale il riso trae la sua essenza...
puoi portare quintali di riso, ma non avrà mai lo stesso valore del riso che è cresciuto e coltivato dagli autoctoni...
per farti capire che il riso non serve a riempirsi solo la pancia, invita a mangiare un Malgascio che crede ancora in questi valori. imbottiscilo di pasta, lasagne, hamburger... non sarà contento se non si mangia la sua scodella di riso prezioso.
per un anziano, condividere dallo stesso piatto il riso con i suoi nipoti, è una forma di benedizione.
proprio un Malgascio "occidentalizzato" che vive in pieno contesto urbano Antanarivo, ha detto che la loro famiglia non rinuncerebbe mai e poi mai alla piccola risaia famigliare, dove la raccolta di riso è irrisoria in termini materiali. Mangiare questo riso nei contesti di festa, è un atto molto importante e fonte di grandissima gioia e momenti di condivisione.
Madagascar ha una biodiversità in termini di varietà di riso, che è veramente impressionante. Ogni varietà ha un'importanza specifica nella cultura malgascia... insomma, quello che per noi è semplicemente "riso" per i Malgasci è ben altro.
anche i Malgasci cristianizzati e urbani, mantengono un rapporto speciale con gli antenati, il riso, e altre cosette... che per i Malgasci hanno valenza più grande delle nostre valute straniere.
insomma, io vi consiglio, prima di lanciarvi in imprese di questo tipo, di capire come vanno le cose a Madagascar... e rassegnarvi: vanno in modo diverso che da noi. questa è una pura realtà obbiettiva.
Prendete il caso degli agenti dell'ANGAP, un organizzazione non governativa che co-gestisce con altre ONG straniere (americane, sopratutto... interessate alla biodiversità come fonte commerciale di ricchezza genetica, oltre che come "patrimonio dell'umanità") la governanza delle aree protette. Bene questi agenti, spesso originari delle zone che controllano, non hanno né un'indipendenza sociale né un'autosufficienza alimentare. Devono piegarsi alle istituzioni locali, al modo di concepire e gestire l'ambiente gasy, a tal punto che in pratica non possono fare rispettare le nuove leggi ambientali, ma devono giungere a compromessi che possono rendere possibile la loro esistenza, la loro abitazione, in questi villaggi forestieri.
vi faccio inoltre notare, che è nel contesto rurale che ci sono i più grandi interessi della conservazione della biodiversità...
insomma, "semplice" è un concetto tutto relativo.. quello che da noi sarebbe "semplice e razionale" non lo è in questo contesto rurale...
abbiate pazienza! | | (Offline)
| |
17-08-2006, 11:19
|
#38 (permalink)
|
Data di registrazione: Mar 2006 Ubicazione: Solduno
Messaggi: 987
| citando Muttenzer (2000):
c. Le droit de la pratique.
L'expression "droit coutumier" renvoie dans l'esprit du savant à une situation caractérisée par la confrontation des dispositifs endogène et moderne, par une certaine résistance des droits traditionnels à être modernisés. Comme le soulignent cependant G. Hesseling et E. Le Roy, "ce que la littérature présentait au début des années soixante comme "les résistances traditionnelles au droit moderne" puis comme une acculturation juridique forcée ou "occidentalisation", se révèle maintenant autrement complexe", de telle façon qu'il serait aujourd'hui "aussi vain de raisonner en terme de centre et de périphérie ou de tradition et de modernité, que de coutume et de loi"50. L'idée du "droit de la pratique" se réfère à un métissage, à une fabrication nouvelle comportant des éléments aussi bien de la coutume traditionnelle que du droit de l'Etat, et qui a occupé l'espace laissé vide entre les deux. Elle doit être comprise comme une tentative de rapprocher les instruments d'analyse de la réalité, de trouver un langage qui soit plus que le reflet des conceptions juridiques occidentales.
Ainsi, la notion du "droit de la pratique" récuse l'idée d'un "système juridique" avec ses critères formels de validité, compris comme la conformité d'une norme aux conditions d'appartenance posées par le système lui-même. Le "droit de la pratique" est un ensemble de dispositifs, de procédures et de formalismes qui permettent de réaliser la réduction d'une partie de l'indétermination propre à la gestion des conflits. Il sert à mettre en forme des relations sociales, cette forme pouvant relever autant de la pression sociale que de l'utilisation de procédures particulières. Ces procédures se traduisent dans un nouveau formalisme, basé sur le papier, c'est-à-dire le titre ou l'attestation qui fait foi d'un droit, même si les droits ainsi attestés sont si flous ou contradictoires qu'ils ne correspondraient pas à grand chose au niveau des procédures officielles. Elles permettent pourtant de sécuriser des anticipations en situation de concurrence normative et constituent donc un effort de construire un "ordre" au nom d'une autre logique, derrière les limites que rencontre une mise en oeuvre impartiale du droit de l'Etat. Cette mise en oeuvre repose sur trois monopoles détenus par l'administration des Eaux et Forêts: monopole de punir les infractions51, monopole d'attribuer le droit d'exploiter ou de gérer52, monopole de réorganiser le service et de redéfinir sa mission53. Punir, attribuer et réorganiser deviennent les trois modalités d'alimenter et de reproduire les réseaux, en fondant la sécurité des anticipations dans le réseau sur l'exercice de cette forme particulière de violence institutionnelle qu'est le pouvoir décidé de ne pas appliquer la loi54.
La punition des infractions du code forestier s'effectue généralement sur le mode de la
transaction immédiate, favorisant des arrangements entre le garde et le paysan qui sont localement perçus comme une forme de négociation a posteriori. Ajustés aux ressources du
contrevenant, les sanctions réelles sont dans ce contexte bien inférieures à celles prévues par la loi, ce qui conduit généralement à une plus grande intensité en même temps qu'à une
démocratisation de la répression. Suffisamment présent pour percevoir sa dîme, mais pas
assez pour dissuader le paysan, le forestier se contente d'effectuer un prélèvement sur le
produit généré par la dégradation des espaces boisés dont il a la charge. Ce phénomène
expliquerait également l'opposition des services forestiers à la mise en oeuvre de politiques
incitatives susceptibles d'assigner à leur personnel un rôle de technicien et non pas de
policier55.
Dans le domaine de l'exploitation forestière, appliquer la réglementation ne se limite pas
à surveiller et à dresser des procès-verbaux mais implique l'intervention du service comme
collecteur des diverses redevances d'exploitation et de transport instituées par la
réglementation en échange du droit d'exploiter. L'arrangement trouve ici de nouvelles et
intéressantes perspectives. Les autorisations se résument toujours à un papier pourvu de
plusieurs tampons, dont il est possible de monnayer alternativement ou cumulativement
l'obtention, les délais nécessaire à l'obtention ou encore une fausse datation. Au niveau
politique, étant donné la nécessité d'approvisionner la masse urbaine pauvre en combustibles
ligneux à bas prix, il convient de ne pas restreindre l'exploitation aux seules zones autorisées, trop peu nombreuses, et de tolérer l'exploitation illégale. C'est également pourquoi les potentiels effets inflationnistes de la libre concurrence doivent être corrigés par des ententes entre fonctionnaires et négociants, la collusion à ce niveau ayant pour effet secondaire de rendre impossible la perception de l'impôt et donc aussi des investissements publics dans le renouvellement de la ressource. Ces facteurs concourent en outre à maintenir les prix trop bas pour justifier des comportements productivistes de la part des paysans. En conséquence, la ressource est exploitée comme une ressource non renouvelable, autant que le bénéfice net immédiat tiré de chaque opération constitutive du réseau reste positif56.
Dans la réorganisation du service, les forestiers jouent un rôle de "courtiers du
développement". Le terme fait référence à la croissance en milieu rural d'une couche sociale d'intermédiaires entre le dispositif officiel de développement et les bénéficiaires potentiels de l'intervention57.
Dans le cas étudié, le chef de cantonnement agit comme intermédiaire entre le
"Projet d'appui à la mise en oeuvre de la politique forestière" et le village cible du transfert de gestion. En termes financiers, le bénéficiaire n'est cependant pas l'association villageoise ainsi créée mais les différents niveaux de l'administration forestière en interaction avec le Projet.
Notons que l'administration peut bénéficier du monopole de fait sur sa réorganisation interne même si les objectifs de l'intervention sont incompatibles avec la façon dont elle exerce les deux autres monopoles évoqués, dans la mesure où la présence des organismes de coopération ne se justifie que par des réussites. La logique n'est pas différente de celle consistant à capter les avantages liés à la refonte du cadre législatif qui précède le nouveau type d'intervention sur le terrain. Les projets de coopération ne sont-ils d'ailleurs pas la seule raison et la seule occasion d'appliquer les nouvelles législations ?
La règle "trop de contrôle, sans les moyens adéquats, tue le contrôle et génère une
situation d'accès libre" est ainsi triplement confirmée et, plus important, la mise en oeuvre de la réforme du gouvernement local ne lui échappe guère. Loin de rendre les systèmes coutumiers et étatique cohérents les uns par rapport à l'autre (ils ont déjà leur cohérence) et d'édifier des systèmes autonomes d'application du droit à l'échelle locale, l'outil "négocié" ajoute simplement une nouvelle couche à une sédimentation de normes qui va de l'immense diversité des situations précoloniales à l'Etat postcolonial modelé sur les références occidentale et soviétique, en passant par le système juridique, administratif et politique à plusieurs vitesses très spécifique de la colonisation58. | | (Offline)
| |
17-08-2006, 11:25
|
#39 (permalink)
|
Data di registrazione: Mar 2004 Ubicazione: Dorio -Lecco-
Messaggi: 9,334
| ancora una volta valuti solo il punto di vista della cultura "rurale" che sicuramente conosci bene (anzi ti faccio i complimenti) ma è limitativo, la mia guida, il nostro autista, i camerieri che lavoravano al ristorante di una nostra amica mangiavano di tutto, è chiaro che il riso era sempre presente, ma non sapevano nemmeno da dove arrivasse. Sarebbe come dire che sulle tavole dei cattolici il pane è sempre presente per un motivo religioso...il pane ha si un'importanza nella nostra cultura ma si è dissolta nel tempo, così come avviene e avverrà in Madagascar per il riso e molte altre cosette.
In definitiva siamo tutti daccordo che in popolazioni rurali sia complicato far capire il concetto di allevamento, ma nessuno dice che si debba partire da loro, è sicuramete più semplice iniziare con le persone più "occidentalizzare" quelle che non sanno nemmeno coltivarlo il riso, quelle che non pascolano gli zebù, quelle che faranno il futuro del Madagascar (non mi dire che credi che tutta la nuova classe borghese abbia la risaia sotto casa  )
__________________
Ciao, Gabriele.
| | (Offline)
| |
17-08-2006, 11:26
|
#40 (permalink)
|
Data di registrazione: Mar 2004 Ubicazione: Dorio -Lecco-
Messaggi: 9,334
| abbi pazienza ma una citazione di questo tipo occupa solo inutilmente spazio se non è tradotta in italiano, come ti abbiamo già detto per le parole in malgascio...
__________________
Ciao, Gabriele.
| | (Offline)
| | | Strumenti della discussione | | | | Modalità di visualizzazione | Modalità lineare |
Regole di scrittura
| Tu non puoi inserire i messaggi Tu non puoi rispondere ai messaggi Tu non puoi inviare gli allegati Tu non puoi modificare i tuoi messaggi Il codice HTML è Disattivato | | |
Discussioni simili | | Discussione | Ha iniziato questa discussione | Forum | Repliche | Ultimo messaggio | | blocco intestinale? | =_O | Sauri & altri rettili. | 17 | 30-09-2006 11:34 | | riflessione | salvo82 | Tartarughe | 41 | 08-09-2005 11:32 | | Blocco intestinale??? | buras | Veterinario | 1 | 02-04-2004 20:20 | Tutti gli orari sono GMT +1. Attualmente sono le 13:02. |