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Correlophus ciliatus

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  • Correlophus ciliatus

    Correlophus ciliatus
    Scheda a cura di Giovanni "Godspeed" Galbussera

    Correlophus ciliatus (Guichenot 1866 )

    Ordine: SQUAMATA
    Sottordine: GEKKOTA
    Famiglia: GEKKONIDAE
    Sottofamiglia: DIPLODACTYLINAE
    Genere: CORRELOPHUS
    Specie: CILIATUS

    Distribuzione:

    il ciliatus è un geco semi-arboricolo endemico della foresta primaria della Nuova Caledonia, in particolare esso vive nel sud dell’isola di Grand Terre, sull’isola di Kotomo e a Isle of Pines.
    Le temperatura in queste zone oscilla tra i 20°C e i 25°C quasi tutto l’anno, con massime intorno 30°C nella stagione estiva e minime che raramente scendono sotto i 20°C anche nella stagione invernale.
    L’umidità relativa fluttua tra il 60% e il 70% tutto l’anno.





    Descrizione:

    fu Guichenot nel 1866 a descriverlo per primo.
    E’ comunemente chiamato “Geco crestato” (o “Geco ciliato”); questo nome ne riflette la caratteristica peculiare, ossia le cresta (più o meno sviluppata a seconda dell’esemplare) composta da squame di aspetto “spinoso” che si delinea a partire dal bordo della testa superiore a ciascun occhio, procedendo poi lungo i margini del collo e di parte del dorso.
    Come la maggior parte dei gechi il ciliatus è notturno; in natura durante il giorno riposa nascosto tra il fogliame della vegetazione in attesa del crepuscolo. La sua alimentazione è onnivora ed è basata su insetti e frutta che si procura durante la notte nell’ alta volta della foresta. E’ un geco agile e abilissimo nel salto e riesce a compiere balzi da un ramo all’altro con grande rapidità.



    Il Correlophus ciliatus

    Gli esemplari adulti misurano generalmente 20-25 cm di lunghezza coda compresa, per un peso variabile tra i 30 e i 50 g..
    La testa è di forma triangolare ed è “appiattita” in senso dorso-ventrale; spiccano in essa i grandi occhi di colore variabile con pupilla verticale e privi di palpebre; il ciliatus presenta inoltre delle “sacche” di deposito del calcio di riserva facilmente osservabili sul palato nella bocca.





    Particolare della testa e della cresta del Correlophus ciliatus

    Le zampe possiedono cinque dita dotate sia di lamelle sub-digitali, che permettono al geco di arrampicarsi anche sulle superfici più lisce, sia di unghie.



    Particolare della zampa in cui si notano le lamelle subdigitali


    La coda ha una lunghezza pari quasi a metà delle dimensioni totali dell’animale, è semiprensile e termina anch’essa con lamelle adesive sulla parte ventrale. In natura la maggior parte degli esemplari osservati è priva di coda: una volta staccatasi per autotomia, infatti, non viene rigenerata come accade invece in altre specie.
    Il dimorfismo sessuale è molto accentuato e riconoscere il sesso degli individui adulti è piuttosto semplice: i maschi presentano infatti alla base della coda due grossi bulbi sporgenti che contengono gli emipeni, che ovviamente mancano nelle femmine; sono osservabili anche pori femorali negli esemplari di sesso maschile. Entrambi i sessi presentano inoltre una coppia di squame modificate visibili ai lati della cloaca.



    Particolare della zona cloacale di una maschio



    Particolare della zona cloacale di una femmina


    La variabilità cromatica e del pattern della specie è elevata anche in natura; in cattività si stanno selezionando nuovi morph sempre più elaborati, sebbene la genetica correlata alle colorazione di questi animali presenti ancora numerose lacune, e difficilmente l’aspetto che avrà la progenie frutto dell’accoppiamento di due esemplari con determinate caratteristiche sarà prevedibile.




    Esempio di come il morph della progenie sia difficilmente predeterminabile: i due gechi della foto, benché presentino pattern molto diversi tra loro, sono infatti fratelli

    Il colore del geco cambia inoltre a seconda dello stato e del momento del giorno, schiarendosi di giorno mentre il ciliatus riposa.




    Lo stesso esemplare con colorazione diurna (sopra) e notturna (sotto)

    Allevamento:

    la gestione della specie in cattività non presenta grandi problematiche in quanto il ciliatus è un geco robusto che non presenta particolari esigenze per parametri quali temperatura e umidità. Inoltre in commercio si trovano solo esemplari nati in cattività poiché la cattura e l’esportazione di animali dalla Nuova Caledonia sono bloccate; questo fa si che non ci si debba confrontare con i classici problemi di adattamento alla vita in terrario di soggetti prelevati in natura.

    Terrario: la scelta o la costruzione della “casa” che ospiterà il o gli esemplari da allevare deve tenere conto delle esigenze arboricole di questo geco; per questo è necessario cercare o creare terrari sviluppati in verticale piuttosto che in lunghezza o profondità.
    Le dimensioni generalmente consigliate per una coppia o un trio sono di circa 40cm x 30cm x 40-50 cm H; suggerisco anche di costruire almeno una parete del terrario in rete in modo da ottimizzare il ricircolo dell’aria.
    Una volta progettata o acquistata la struttura che ospiterà il ciliatus si dovrà scegliere se arredare il tutto per predisporre un’ambientazione naturalistica o se prediligere la praticità mantenendo solo l’arredamento essenziale per la vita del geco.
    Nel primo caso ci si potrà davvero sbizzarrire nel ricreare una micro foresta tropicale con piante vere ovviamente non tossiche (pare che il Ficus benjamina sia una delle piante preferite da questo geco), rami, cortecce e muschio, a seconda dei gusti dell’allevatore; nel secondo caso basterà della carta assorbente come substrato, qualche ramo, qualche pianta finta e una corteccia che funga da tana. Io ho optato per la seconda scelta, che consiglio vivamente se si vuole tentare la riproduzione del ciliatus per evitare di dover letteralmente smantellare tutto il set-up naturalistico per cercare le uova ad ogni deposizione.

    Temperatura e umidità: generalmente per via delle temperature tutto sommato “miti” richieste nell’allevamento non si usano fonti di riscaldamento e il ciliatus si adatta bene alle nostre temperature “casalinghe”; la fascia ottimale di temperatura per l’allevamento del ciliatus va dai 24°C ai 30°C: indicativamente queste temperature si ottengono senza particolari accorgimenti da Febbraio-Marzo fino ad Ottobre-Novembre.
    E’ importante notare che nella stagione invernale l’abbassamento delle temperature e la naturale diminuzione delle ore di luce porta inevitabilmente il metabolismo del geco a rallentare. Questo processo avviene anche in natura e quando la temperatura scende sotto i 20°C il ciliatus cade in una sorta di letargia che prende il nome di bruma.
    In questo periodo l’animale è molto meno attivo, resta rintanato gran parte del tempo e si alimenta pochissimo. Durante questa fase lo stato di salute del geco va comunque regolarmente monitorato per intervenire tempestivamente ripristinando gradualmente la temperatura ottimale in caso di osservazione di fenomeni anomali come l’eccessivo dimagrimento dell’esemplare: in condizioni ottimali infatti, sebbene l’assunzione di cibo da parte del geco sia molto ridotta, non si riscontrano grandi perdite di peso.
    La bruma, che in cattività generalmente inizia ad Ottobre-Novembre e termina a Febbraio-Marzo, non danneggia in alcun modo individui sani, anzi, è consigliata se si vuole riprodurre il ciliatus in quanto questo periodo di “stop metabolico” seguito poi dall’aumento delle ore di luce, delle temperature e dell’umidità relativa all’inizio della stagione riproduttiva stimola notevolmente la riproduzione dell’animale.
    La bruma non è indispensabile se non si intende tentare la riproduzione del ciliatus, e può essere evitata mantenendo la temperatura ottimale nel terrario con una fonte di calore utilizzando per esempio uno spot, una piastra o un cavetto riscaldante. Il mio consiglio è comunque quello di rispettare il naturale ciclo vitale dell’animale anche se non si intende riprodurlo, lasciandolo cadere in letargia nella stagione fredda.
    Animali debilitati non vanno sottoposti al periodo di bruma per evitare il peggioramento della già precaria condizione di salute dell’esemplare a cui si andrà certamente incontro a causa della naturale riduzione dell’attività metabolica del geco durante questa fase; lo stesso vale per esemplari baby poiché il loro sviluppo si interromperebbe rallentandone notevolmente la crescita.
    Per quanto concerne l’umidità relativa, l’allevamento del ciliatus anche in questo caso non richiede particolari accorgimenti e l’umidità presente normalmente nelle abitazioni è sufficiente per la corretta stabulazione del geco se si nebulizza abbondantemente il terrario tutte le sere con un normale “spruzzino”.

    Illuminazione: non sono indispensabili particolari fonti di luce per l’illuminazione del terrario; la normale luce che filtra dalle finestre delle abitazioni è perfetta per l’allevamento del ciliatus anche perché le variazioni naturali delle ore di luce solari regoleranno, assieme alle fluttuazioni di temperatura, il ciclo vitale stagionale del geco.
    Nel caso si voglia comunque fornire illuminazione al terrario un neon a luce bianca è perfetto per lo scopo; l’importante è cercare di riprodurre artificialmente le variazioni di luce che avvengono naturalmente durante l’anno diminuendo quindi le ore di illuminazione durante l’inverno.
    Ovviamente in caso di terrari naturalistici con piante vere un neon fitostimolante incrementa la crescita delle piante e migliora l’aspetto generale del set-up risaltandone i colori.

    UVB/UVA: nell’allevamento di rettili si usano spesso fonti luminose che riproducono i raggi ultravioletti che fanno parte della radiazione solare naturale; in particolare gli UVB intervengono nella sintesi della vitamina D3, fondamentale per la salute degli animali poiché ha un’importante ruolo nel metabolismo del calcio: la vitamina D3 infatti è indispensabile per l’assorbimento intestinale di questo elemento e per la sua fissazione nelle ossa.
    Personalmente non uso neon UVB/UVA né con individui adulti né giovani; questo perchè i ciliatus sono notturni ed è plausibile pensare che anche in natura non ricevano molti raggi ultravioletti;
    inoltre stando nascosti al riparo della luce durante il giorno sarebbe difficile “irradiarli” con UVB/UVA anche con l’utilizzo di un neon specifico.
    Integrando regolarmente con Ca e vitamina D3 non è quindi necessario l’utilizzo di un neon UVB/UVA; a riprova di ciò posso dire che nessuno degli adulti in mio possesso (ad eccezione di uno dei primi due esemplari che ho iniziato ad allevare che presentava sintomi carenziali di Ca già al momento in cui mi venne affidato) e nessuno dei baby nati durante il 2005 ha accusato patologie legate a carenze di Ca e vitamina D3 nonostante non abbia utilizzato nessun neon a radiazione ultravioletta.
    Alcuni allevatori consigliano comunque di utilizzare neon UVB/UVA 2% soprattutto con individui baby o comunque giovani, sebbene pare che nessuna ricerca abbia ancora confermato che i ciliatus siano in grado di sintetizzare la vitamina D3 con esposizione agli UVB.

    Alimentazione: il ciliatus ha una dieta onnivora, in particolare frugivora ed insettivora.
    Esistono oggi mangimi specifici liofilizzati da miscelare con acqua creati appositamente tenendo conto delle esigenze alimentari del ciliatus che da soli potrebbero costituire la normale dieta del geco; personalmente li utilizzo ma non come sostitutivo di insetti o frutta, piuttosto come “integratori”, sebbene numerosi allevatori usino con successo questi preparati come unico alimento.
    Per l’apporto di insetti nell’alimentazione si utilizzano prede vive quali grilli, blatte, camole e tarme della farina; nella bella stagione insetti selvatici come cavallette prelevate in zone non contaminate costituiscono una valida variazione ai soliti insetti da pasto.
    Il metodo più facile ed usato per somministrare la frutta consiste nell’utilizzo di omogeneizzati alla frutta; dalla mia osservazione pare che i più apprezzati siano omogeneizzati ai frutti tropicali o a base di mela e banana.
    Aggiungo alcuni ingredienti all’omogeneizzato e preparo un composto secondo questa ricetta:
    - una confezione di omogeneizzato ai frutti tropicali (o alla mela e banana);
    -un cucchiaino da caffè di Ca + Vitamina D3 (esistono varie ditte che producono questo integratore; al momento utilizzo il “Repcal”)
    -un cucchiaino da caffè di mangime specifico in polvere della “T-Rex” (ne esiste un altro che ancora non ho provato, il “Clark’s diet”, che a differenza del primo non è però sufficiente a sostituire la normale alimentazione del ciliatus)
    Mescolo per prima cosa il Ca + Vitamina D3 con il mangime “T-Rex” in un contenitore, poi verso l’omogeneizzato e amalgamo il tutto. Ovviamente se non si hanno molti esemplari la quantità di composto prodotto con queste dosaggi sarà superiore alle necessità; per conservare l’avanzo basta surgelarlo in quei contenitori che si utilizzano per fare i cubetti di ghiaccio: così facendo al momento del bisogno sarà sufficiente scongelare la quantità necessaria di prodotto a seconda delle esigenze, evitando così sprechi e velocizzando le operazioni di preparazione dei pasti.
    Devo aggiungere che gechi abituati solo a mangiare omogeneizzato puro senza l’aggiunta del mangime in polvere non accettano subito il prodotto a base di omogeneizzato “corretto” secondo la ricetta: è dunque necessario aggiungere il mangime liofilizzato dapprima in quantità ridotte aumentando gradualmente la concentrazione dello stesso nel preparato ad ogni somministrazione.
    Alcuni allevatori eliminano totalmente l’uso di prede vive aggiungendo omogeneizzato di pollo all’ omogeneizzato alla frutta; credo comunque che il metodo migliore rimanga comunque quello di somministrare insetti vivi.
    Per servire il composto si possono utilizzare contenitori bassi e larghi come i piattini per le tazze da caffè oppure tappi di bottiglia o simili; io utilizzo i coperchi che vengono applicati sui bicchieri delle bevande nei fast food: hanno un costo irrisorio all’ingrosso e dopo l’utilizzo vengono buttati evitando di dover lavare di volta in volta ciotole o contenitori vari.
    Da Marzo a Ottobre somministro i pasti di sera a giorni alterni secondo questo schema:
    -Primo giorno: preparato a base di omogeneizzato
    -Secondo giorno: preparato a base di omogeneizzato
    -Terzo giorno: insetti
    Alcuni allevatori forniscono invece prede vive due volte alla settimana e omogeneizzato una sola volta.
    A Novembre, mese in cui comincia il periodo di bruma, inizio a ridurre gradualmente la quantità di cibo offerto e le somministrazioni dei pasti passano da 3 a 2 volte per settimana; ricomincio poi a ripristinare la normale quantità di cibo servita in Febbraio, mese in cui il periodo di letargia generalmente termina.
    Ovviamente oltre all’alimentazione è necessario fornire al ciliatus anche acqua; si può utilizzare alla scopo una ciotola che la contenga, anche se raramente i gechi bevono direttamente dal contenitore: il ciliatus si abbevera praticamente sempre leccando le gocce che si formano nel terrario a seguito della nebulizzazione giornaliera; per questo motivo ho smesso di utilizzare ciotole contenenti acqua.

    Integratori e Somministrazione: ne esistono in commercio di vari tipi e di varie marche; premetto subito che sconsiglio l’uso di prodotti poli-vitaminici in condizioni di normale salute dei ciliatus,poiché essi assimilano vitamine a sufficienza dall’omogeneizzato somministrato nell’alimentazione.
    Importanza fondamentale ha invece l’integrazione di Calcio e Vitamina D3 per i motivi precedentemente citati; esistono anche in questo caso prodotti specifici per rettili che contengono unicamente una miscela di Ca e Vitamina D3 che necessariamente vanno utilizzati durante l’allevamento del ciliatus per prevenire patologie come la malattia ossea metabolica (MOM).
    Oltre all’aggiunta dell’integratore nel composto a base di omogeneizzato descritto sopra, bisogna integrare anche gli insetti da somministrare: per farlo basta mettere le prede in un contenitore con un po’ di Ca e Vitamina D3 e agitare il tutto in modo da ricoprire leggermente gli insetti da pasto. con l’integratore.
    Si possono monitorare le scorte di calcio del ciliatus aprendo delicatamente la bocca del geco ed osservare il grado di riempimento delle sacche di riserva, che si presentano come due masse giallastre poste al di sotto degli occhi nella cavità orale.
    Le carenze di Ca si osservano nei casi meno gravi con lo sviluppo del cosiddetto “floppy tail”, in cui la coda rimane “sollevata” o comunque “storta” alla base a causa della deformazione delle ossa pelviche; la deformazione viene inoltre accentuata se il geco staziona spesso in posizione verticale con la testa rivolta verso il basso, in quanto la coda non è in grado di aderire alla superficie come in normali condizioni e la sua posizione anomala accentua l’innaturale piegamento delle ossa pelviche stesse.




    Floppy-tail in una femmina adulta

    Aumentando l’integrazione di Ca e Vitamina D3 il problema viene facilmente risolto sebbene le ossa pelviche del geco non tornino mai come prima; nei casi più gravi si può intervenire privando il ciliatus della coda.
    Patologia ben più grave è la MOM (malattia ossea metabolica), che porta ad una decalcificazione delle ossa in particolare della colonna vertebrale, delle zampe e della mandibola; negli stadi più avanzati il geco presenta evidenti malformazioni e tremori legati alla carenza di Ca. Inutile dire che in caso di MOM la visita da parte di un veterinario è d’obbligo; oltre alla terapia prescritta dallo stesso e all’aumento delle integrazioni, è utile inserire nel setup un neon UVB/UVA per cercare di stimolare la sintesi di Vitamina D3.




    Malattia ossea metabolica (MOM) in stadio avanzato in un esemplare maschio


    Riproduzione:

    l’allevamento del ciliatus non presenta grosse difficoltà nemmeno in questa fase.
    Occorre premettere che per nessuna ragione vanno tenuti due maschi assieme nello stesso terrario in nessun periodo dell’anno vista la spiccata territorialità che presentano, o si assisterà inevitabilmente a violente lotte che porteranno a ferite da morso ed autotomazione della coda da parte degli esemplari.
    Si possono però tenere più femmine con un unico maschio senza grandi problemi, anche se mi è capitato di dover separare femmine che presentavano segni di aggressività nei confronti di altre femmine.
    E’ bene aspettare che gli individui scelti per la riproduzione abbiano almeno un anno di vita, prestando attenzione che la femmina abbia raggiunto i 35g di peso corporeo.
    Dopo aver tenuto separata la coppia durante il periodo di brumazione, a Marzo gli esemplari vanno uniti nello stesso terrario; dopo poco tempo iniziano gli accoppiamenti durante i quali il maschio sale sul dorso della femmina spesso mordendola in corrispondenza del collo. In questo periodo non è raro udire delle vocalizzazioni da parte dei due esemplari.



    Accoppiamento di due esemplari

    Una volta avvenuto l’accoppiamento, dopo tre o quattro settimane la femmina depone due uova (talvolta uno solo) di 2 cm circa, generalmente durante la notte; è importante quindi creare una zona nel terrario in cui l’animale possa deporre: utilizzo per lo scopo un contenitore per alimenti delle giuste dimensioni (quelli da me usati misurano 20cm x 20 cm x 15 cm H), riempito per ¾ dell’altezza con della torba umida con un foro sul coperchio in modo da permettere alla femmina di entrarci e di scavare per la deposizione.
    Ovviamente se il terrario presenta un set-up naturalistico la femmina non necessariamente depone all’interno del contenitore fornito: per questo consiglio, se si intende tentare la riproduzione, di utilizzare solo carta assorbente come substrato nel terrario in modo che il geco deponga istintivamente nel contenitore con la torba, facilitando le operazioni di ricerca e di recupero delle uova.




    Femmina durante la deposizione

    Si sente spesso dire che il ciliatus depone sulla carta assorbente se le uova non sono fertili: posso dire quasi con certezza che ciò non è vero poiché sei delle otto uova deposte dalle mie femmine al di fuori del contenitore con la torba durante il 2005 sono giunte alla schiusa senza problemi; le due rimanenti purtroppo erano già state gravemente danneggiate dai gechi stessi prima che potessi prelevarle dal terrario.
    I ciliatus se lasciati a coppie si riproducono tutto l’anno anche durante i mesi più freddi; il mio consiglio è di far deporre la femmina non più di 6-7 volte durante l’anno separandola dal maschio dopo l’ultima deposizione.
    Una volta divisi, gli esemplari vanno nutriti regolarmente per circa un mese dopo l’ultima deposizione in modo che possano recuperare le energie spese durante la stagione riproduttiva.
    Così facendo saranno pronti ad affrontare la bruma durante i mesi freddi (normalmente da Novembre a Febbraio) senza rischi per la salute; in questo periodo gli animali potranno così “riposarsi” in vista della stagione successiva.
    Terminata la fase di letargia verso Febbraio, in concomitanza con il rialzo delle temperature e con l’aumento delle ore di luce, vengono ripristinate le normali razioni di cibo; prima di riunire i riproduttori occorre aspettare circa un mese, in modo che abbiano tempo di recuperare l’eventuale peso perduto durante la brumazione.
    Capita talvolta che la femmina abbia problemi durante la gestazione, e non riesca a deporre le uova: questa patologia prende il nome di distocia e può portare alla morte dell’animale. Inutile dire che femmine non riescono a deporre devono essere tempestivamente portate da un veterinario, che provvederà ad indurre farmacologicamente la deposizione o opererà chirurgicamente il geco per estrarre le uova.




    Questa femmina colpita da distocia ha ben quattro uova nell’addome rispetto alle due usuali

    Incubazione delle uova:

    una volta avvenuta la deposizione,occorre per prima cosa preparare il contenitore che ospiterà le uova fino alla schiusa; io utilizzo delle scatolette trasparenti utilizzate solitamente nei supermercati per contenere i prodotti gastronomici: costano poco all’ingrosso, possono essere sigillate e consentono il regolare controllo delle uova senza dover essere aperti ogni volta.
    Le vaschette vanno forate con uno spillo per garantire un minimo di circolazione dell’aria; alcuni allevatori non praticano i fori e si limitano ad aprire settimanalmente la vaschetta per il ricambio d’aria.
    È ovviamente necessario inserire nel contenitore un sub-strato su cui appoggiare le uova stesse: i materiali più utilizzati allo scopo sono vermiculite, perlite, torba o vermiculite e perlite miscelati; personalmente trovo che la vermiculite sia perfetta per ottenere la schiusa.
    Il sub-strato deve essere tenuto sempre umido: occorre quindi aggiungere dell’acqua prima dell’inserimento delle uova, secondo il rapporto di 1(peso del sub-strato):1(peso dell’acqua) nel caso si utilizzino vermiculite o torba, oppure di 2:1 se si utilizza perlite.
    Preparata la scatola per l’incubazione le uova possono essere prelevate delicatamente dal sito di deposizione: nel fare ciò bisogna prestare attenzione a non capovolgerle o ruotarle o gli embrioni contenuti in esse potrebbero morire; prese con cautela, le uova devono essere trasferite sul sub-strato nella vaschetta, chiudendola poi con il relativo coperchio.
    Ovviamente il sub-strato tende a disidratarsi col tempo, specialmente se la scatoletta è stata forata; occorre quindi inumidirlo regolarmente a seconda delle necessità, prestando attenzione a non bagnare direttamente le uova che potrebbero danneggiarsi.
    Un metodo meno empirico consiste nel pesare il contenitore appena sigillato registrandone il peso totale iniziale; la scatoletta deve essere poi frequentemente controllata e pesata per calcolarne le eventuali variazioni di peso, che indicano la quantità di acqua evaporata e che deve quindi essere aggiunta.
    La vaschetta contenente le uova deve essere poi sistemata in un’incubatrice che mantenga la temperatura ottimale che va dai 22°C ai 27°C. Le uova aumentano di volume in modo sensibile soprattutto dopo il primo mese di incubazione ed impiegano mediamente tra i 70 e i 100 giorni a schiudere a seconda della temperatura di incubazione.
    A differenza di altre specie, sembra che nel ciliatus il sesso dei nascituri non sia legato alla temperatura di incubazione, anche se incubando le uova al di sotto dei 24°C pare aumentino le probabilità di ottenere individui di sesso femminile.
    Durante il 2005 ho tenuto tutte le uova a temperature minime di 23°C e massime di 24°C con tempi di schiusa variabili tra i 77 e gli 84 giorni ottenendo un discreto numero di femmine (non posso quantificare con precisione perché alcuni baby sono stati ceduti prima di un possibile sessaggio).
    Osservando le statistiche effettuate da grandi allevatori pare che i maschi impieghino generalmente meno di 80 giorni a nascere, mentre le femmine più di 80-90.



    Nascita di un Correlophus ciliatus


    Allevamento dei baby:

    al momento della nascita gli esemplari baby misurano circa 7cm di lunghezza e hanno un peso medio compreso tra 1g e 2g; il loro allevamento non differisce molto da quello degli adulti.
    I giovani ciliatus iniziano ad alimentarsi generalmente dopo 3-5 giorni di vita, cioè una volta che hanno completamente assorbito il sacco vitellino.
    Fino alla comparsa dei caratteri sessuali possono essere tenuti diversi esemplari della stessa taglia nella medesima struttura, anche se consiglio di allevarli separatamente in modo da poter monitorare facilmente la quantità di cibo assunta e lo stato di salute di ogni individuo.
    Un piccolo fauna-box (io utilizzo contenitori di 20cm x 15cm x 15-20cm H) con carta assorbente come sub-strato e qualche ramo è perfetto per un esemplare baby.
    Alimento i piccoli tutte le sere solo con prede vive fino a quando superano i 10 cm di lunghezza, integrando con Ca e vitamina D3 ogni 4-5 giorni; oltrepassati i 10 cm inizio poi a somministrare i pasti a giorni alterni con una sola integrazione settimanale. Fornendo solo cibo vivo nei primi mesi di vita ho infatti notato che i giovani ciliatus crescono più velocemente e diventano più robusti.
    Quando raggiungono all’incirca i 14 cm di lunghezza sostituisco un pasto a base di insetti con il preparato a base di omogeneizzato ed inizio a seguire le stesso schema di alimentazione adottato per gli adulti; i ciliatus normalmente evitano di cibarsi dell’omogeneizzato le prime volte che gli viene somministrato, ma imparano a mangiarlo senza problemi durante la crescita.
    [IMG]file:///C:/DOCUME%7E1/Utente/IMPOST%7E1/Temp/msohtmlclip1/01/clip_image040.jpg[/IMG][IMG]file:///C:/DOCUME%7E1/Utente/IMPOST%7E1/Temp/msohtmlclip1/01/clip_image042.jpg[/IMG]L’umidità deve essere mantenuta piuttosto alta nebulizzando mattina e sera durante i primi giorni di vita, in cui il geco muta varie volte.




    Giovane esemplare in muta

    In inverno bisogna provvedere a riscaldare i piccoli se le temperature scendono troppo; per farlo io utilizzo una piastra riscaldante posta sotto i fauna-box.
    In condizioni ottimali i giovani ciliatus crescono rapidamente e attorno ai 4-6 mesi di vita iniziano a svilupparsi le sacche degli emipeni nei maschi; prima dello sviluppo dei caratteri sessuali è però molto difficile il sessaggio gli individui di questa specie.
    Talvolta in alcuni esemplari di ciliatus si osserva, nonostante i parametri di allevamento siano ottimali, un temporaneo blocco della crescita che può anche protrarsi per diversi mesi, seguito poi da un periodo di “crescita esplosiva” , con incremento rapidissimo del peso e delle dimensioni corporee.

    • Giada Polenghi
      #1
      Giada Polenghi commentata
      Modifica di un commento
      Ciao ho appena aquistato una ciliatus di circa sei mesi non ne vuole proprio sapere di magiare prede vive ho provato con grilli ma niente ho provato con una camola nemmano quella mangia solo l'omo con il d3 hai quanche consiglio?
      Vorrei anche sapere quando fanno la muta e come la fanno
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    ...
    25-03-2016, 08:46
  • Gechi Nostrani
    bonzai
    Gechi Nostrani
    A cura di Giuseppe "Yakkuz"

    In Italia sono presenti "solo" 4 specie appartenenti alla famiglia dei Gekkonidae
    • Tarentola mauritanica
      La Tarentola (Geco comune o Geco muraiolo) è probabilmente la più diffusa e la più grande delle 4 specie presenti in italia raggiunge infatti anche i 15cm. E' caratterizzato da un corpo appiattito e abbastanza robusto sul quale sono presenti molti tubercoli, eccetto sulla coda che è liscia. E' capace di aderire
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    25-03-2016, 08:46
Sto operando...
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