annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

Apodora papuana

Comprimi
X
Comprimi

  • Apodora papuana

    Apodora papuana
    Stefano "GetCoiled" Alcini

    APODORA PAPUANA (Peters & Doria, 1878 )

    Ordine: SQUAMATA
    Sottordine: SERPENTES
    Famiglia: PYTHONIDAE
    Sottofamiglia:
    Genere: APODORA


    NOMI COMUNI E NOTE TASSONOMICHE

    ENG: Papuan python. New-Guinea olive python. Papuan olive python.


    Considerato fino a qualche anno fa come un’ulteriore sottospecie dell’australiano Liasis olivaceus (L.o.papuanus), questo taxon è andato negli anni incontro a diverse revisioni tassonomiche (Liasis papuanus - Peters&Doria, 1878; Liasis Tornieri - Werner, 1897; Liasis maximus - Werner 1936) ed è da relativamente poco assurto anche a status di genere monospecifico (Kluge, 1993). Tale classificazione tuttavia non trova consensi unanimi nel mondo dell’erpetologia (specie di matrice Australiana), ne è un chiaro esempio Hoser (2000, 2003) che preferisce indicare tale taxon come Liasis papuana per rimarcare la strettissima parentela che lega tra loro i “giganti” del genere Liasis come conseguenza della recente speciazione accorsa in recenti ere geologiche imputabile all’aumento del livello del mare tra il continente Australiano e la New Guinea.
    Di fatto simile e facilmente confondibile col L.olivaceus questo pitone se ne distingue a livello morfologico per le minori dimensioni ed il peso raggiunto, la testa più breve dal muso arrotondato.


    PROVENIENZA E BIOTIPO
    L’areale di distribuzione si estende in tutta la regione di Papua-Nuova Guinea (specie la zona a nord-ovest di Irian Jaya) e le vicine isole di Fergusson, Salawati, Biak e Misool (da queste ultime sembrano provenire la maggior parte degli animali importati sul mercato Europeo ed Americano). Si rinviene per lo più nelle zone di bassa elevazione, tanto in boschi presso radure che nella foresta monsonica dove O’Shea lo ritiene simpatrico di Leiopython albertisii e Morelia viridis.

    ASPETTO E VARIBILITA’

    Si tratta di un pitone di grosse dimensioni, dal corpo slanciato e prensile che negli esemplari più anziani raggiunge un notevole diametro; la muscolatura è particolarmente poderosa. La testa breve presenta una bocca relativamente piccola e gli occhi sono sporgenti. La lunghezza di norma si aggira intorno ai 250-300 cm. per i maschi, 350-400 cm. per le femmine, circa 10-12 Kg. il peso medio – record massimo registrato in cattività appartiene ad una femmina ospitata nello zoo di Knoxville di 513 cm. e del peso di oltre 25 Kg. E’ un animale le cui proporzioni sono spesso difficili da stimare “ad occhio” data la struttura molto flessuosa che lo fa apparire più lungo di quello che effettivamente è. Per lunghezza è l’unico ofide capace di rivaleggiare con Morelia amethystyna in Nuona Guinea. E’ un pitone tipicamente “patternless” con un’uniforme colorazione di base verde oliva più chiara sui lati rispetto al dorso, che nel primo terzo del corpo sembra assumere la parvenza di striature longitudinali. Rara caratteristica tra le Pythoninae è la capacità, in relazione a parametri quali l’umore e condizioni ambientali di temperatura ed umidità, di mutare con estrema velocità la tonalità di fondo in una gamma cromatica compresa tra il marrone scuro ed giallo senape. L’esemplare maschio in mia custodia seguiva un pattern di mutamento cromatico estremamente cadenzato col ritmo circadiano: color petrolio scuro di giorno, giallognolo dal crepuscolo in poi. I Barker (pers.comm., 2000) riguardo la variabilità geografica riportano che gli esemplari provenienti da Papua (metà est della Nuova Guinea) raggiungono dimensioni maggiori ed un aspetto più massiccio di quelli diffusi a Irian Jaya (versante ovest) e sulle poche isole sulle quali è rinvenuto – un dato questo che le differenzia nettamente dalla distribuzione, e relativa diversità, estremamente parcellizzata per arcipelaghi dell’amethystyna-complex

    BIOLOGIA

    E’ forse uno dei pochissimi vertebrati di grandi dimensioni di cui non si conosce praticamente nulla della vita condotta in natura. I più grandi esemplari sono spesso trovati morti sulle strade, uccisi dalle automobili che li sorprendono durante l’attraversamento. Proverbiale il formidabile appetito (tra le prede preferite anche wallaby di oltre 20 Kg.) e, cosa inusuale per un boide, un’accentuata tendenza all’ofidiofagia (comuni i casi di ingollamento di prede di pari lunghezza) e al cannibalismo – aspetto questo da tenere ben presente al momento degli appaiamenti riproduttivi. Si riporta in cattività anche un singolo caso di cheratofagia (ingestione della propria muta).

    ESIGENZE DI ALLEVAMENTO
    Serpente attivo e, secondo diversi allevatori, dotato a suo modo di un certo grado di responsività nei confronti di chi lo accudisce, si dimostra spesso di difficile maneggiabilità per l’irrequietezza che lo caratterizza. Molto territoriale, se disturbato all’interno della propria teca si difende con brevissimi “affondi” (tuttavia il mio esemplare non è mai arrivato a mordermi), abitudine che smette non appena lo si afferra all’esterno mediante l’ausilio di appositi ganci. E’ una di quelle razze di pitoni per “few dedicated” che ne apprezzano le unicità caratteriali (sembra davvero mostrare un certo barlume di intelligenza superiore alla media dei boidi nel riconoscimento e rispetto di orari e modalità di sua gestione) e sanno comunque far fronte ad un animale che da adulto raggiunge dimensioni ragguardevoli ed un’agilità di movimento che nel neofita potrebbero risultare di difficile gestione. A.papuana necessita di temperature leggermente inferiori ad altri pitoni - nelle teche solitamente staziona nel lato opposto al basking - e mostra addirittura segni di insofferenza se non sottoposto ad un’escursione termica notte/giorno: le mucose nasali si seccano, la respirazione si fa “rumorosa”, il muso viene ripetutamente strusciato contro i vetri e gli angoli della teca (facile da qui la possibile insorgenza di stomatiti a partire dalle conseguenti lesioni). L’umidità come per altri serpenti dalla pelle sottile deve essere moderatamente alta (non inferiore al 70%) e durante la muta, per ottenerne di perfette, ho sempre adottato la tecnica di tenere sempre abbondantemente bagnata un’estesa porzione del substrato (carta assorbente). L’acclimatazione in cattività non presenta di per sé particolari problemi, ed è noto come perfino esemplari adulti di cattura si nutrano voracemente di ratti e tranci di pollame scongelato in brevissimo tempo dalla nuova stabulazione; ad ogni modo è sempre buona norma usare l’accortezza di permettere al nuovo arrivato la possibilità d’usufruire di uno o più nascondigli, e presentare per i primi tempi le prede a luci spente nei presi della tana stessa. In bibliografia è noto il caso di un wild-caught di 300 cm. che nelle mani del nuovo acquirente passò nell’arco dei primi otto mesi di cattività dai 2.5 ai 7 Kg. Il metabolismo è rapido e le A.papuana vengono solitamente nutrite settimanalmente con ratti di adeguate dimensioni; per tale motivo sarebbe opportuno limitare a livello strettamente basilare l’arredamento nelle teche per facilitare le frequenti operazioni di pulizia imposte dalle abbondanti deiezioni.

    RIPRODUZIONE
    Questo particolarissimo pitone affatto comune presso i python-keeper (Tryon e Whitehead sul finire degli ’80 riportavano che solo 10-15 esemplari erano stati importati vivi negli USA nei 20 anni precedenti) vanta pochissime riproduzioni in cattività – verso la fine dei ’90 ne erano state segnalate soltanto sei negli USA. Di difficile reperibilità sul mercato specialistico viene di tanto in tanto offerto a prezzi mediamente alti, si tratta per lo più di animali di cattura a volte pesantemente “segnati” da cicatrici e musi tumefatti da escoriazioni che ne attestano il carattere pugnace e l’indole fiera. Rimangono eccezionali i casi in cui vengono venduti esemplari nati in cattività. Nonostante le grandi dimensioni raggiunte in breve tempo, la maturità sessuale e l’interesse riproduttivo non si registrano prima dei 5–10 anni d’età. La disponibilità di più maschi e la “rotazione” di esemplari nelle coppie per trovare la giusta “affinità” si sono rivelate funzionali per stimolare i partner agli accoppiamenti. Il ciclaggio termico non si discosta da quello in uso per altre razze di pitone: il cooling raggiunge minime notturne di 20°-23°C con bassissimi livelli di umidità, a cui seguirà un rialzo generale delle temperature con la simulazione (per mezzo di abbondanti nebulizzazioni di acqua) della stagione delle piogge. Un problema invece abbastanza poco comune col quale bisogna fare i conti, se si ha l’intenzione di stabilizzare coppie di A.papuana a fini riproduttivi, è quello già menzionato dell’abitudine non troppo latente al cannibalismo. In alcuni zoo americani il problema è stato ovviato mediante l’introduzione graduale dei due sessi in una teca comune, o della femmina in quella del maschio, usando per il primo periodo di conoscenza reti divisorie (Tryon e Whitehead, 198. Osservazione comune dei pochi allevatori che si sono cimentati in tale impresa è che i maschi, spesso di taglia notevolmente inferiore delle femmine (e conseguentemente più a rischio di spiacevoli “incidenti”) si dimostrano nei confronti di queste particolarmente timidi, impauriti e spesso schivi; pronti a fuggire in un nascondiglio o sul ramo più alto non appena abbiano terminato il loro dovere di riproduttori (Verstappen F., pers.comm.) Il numero di uova per covata è di 10-20, ma femmine particolarmente imponenti ne depongono più di 35. La schiusa avviene dopo 80-90 gg. con una temperatura d’incubazione compresa tra i 31,5-32,5°C ed un’umidità del 95% (Bär R., pers.comm. 1999). I giovani, che si dimostrano tendenzialmente arboricoli, si nutrono senza problemi di giovani roditori, raggiungendo i 120-150 cm. durante il primo anno di vita.

    PARTICOLARITA’

    Insieme a Morelia boeleni sono risultati il pitone più parassitizzato in natura, ma a differenza di questa, riescono a vivere a lungo in cattività senza problemi con livelli accettabili di pentastomidi e ascaridi. E’ opportuno comunque tenere a bada questi parassiti intestinali con blande dosi di Panacur o Strongid T iniettate direttamente nella preda appena uccisa, e sottoporre ciclicamente le feci ad un attento monitoraggio (Barker D., pers.comm. 199.
    Una particolare sensibilità attestata come “specie-specifica” a problemi respiratori viene segnalata da Edwards (1997), il quale cita in rassegna diversi casi in cui esemplari di A.papuana avrebbero sviluppato infezioni respiratorie senza alcun tipo di causa “apparente”. Solo in uno di questi episodi l’insorgenza è stata connessa ad un maggiore livello di stress a cui sarebbero stati sottoposti gli animali in questione.
      L'invio di commenti è disabilitato.

    Tag Articolo

    Comprimi

    Ultimi articoli

    Comprimi

    • Pantherophis guttatus (ex Elaphe guttata)
      bonzai
      Pantherophis guttatus (ex Elaphe guttata)

      Scheda a cura di Ilaria Auletta "Lilou"

      Morfologia
      Il Pantherophis guttatus è attualmente tra gli ofidi più diffusi nell’ambito terraristico italiano e non solo. Le dimensioni degli esemplari adulti oscillano tra i 4-5 cm di diametro ed i 75-150cm di lunghezza, per un peso che varia tra i 250 ed oltre i 500 grammi.
      Questo affascinante ofide è particolarmente noto per le caratteristiche comuni alla maggioranza...
      25-03-2016, 07:31
    • Morelia viridis
      bonzai
      Morelia viridis
      Scheda a cura di Angelo Cabodi e Silvia Tangredi.
      www.squamata.it

      Morelia viridis (SCHLEGEL, 1872)
      Green tree python



      Ordine: Squamata
      Sottordine: Ophidia
      Superfamiglia: Henophidia (Booidea)
      Famiglia: Boidae
      Sottofamiglia: Pythoninae
      Genere: Morelia
      Specie: viridis

      Sottospecie
      Morelia viridis viridis (SCHLEGEL 1872)
      Morelia viridis shireenae (HOSER 2003)

      Distribuzione
      ...
      25-03-2016, 07:30
    • ABC del serpente
      bonzai
      L'abc del serpente

      Scheda a cura di Melody

      Premessa:

      Questo documento vuole essere una "linea guida" sui serpenti in generale, senza trattare nel dettaglio la stabulazione (temperature, umidità dimensioni di terrario ecc.), che è specifica per ogni differente specie.
      In ogni caso vale la regola ONE CAGE ONE SNAKE, ossia ogni serpente in una teca a sè.


      La muta e la pelle:
      Ogni ofide possiede di 3 strati di pelle, ognuno con
      ...
      25-03-2016, 07:29
    • Sanzinia madagascariensis
      bonzai
      Sanzinia madagascariensis

      Stefano "GetCoiled" Alcini

      SANZINIA MADAGASCARIENSIS (Dumèril & Bibron, 1844)

      Ordine: SQUAMATA
      Sottordine: SERPENTES
      Famiglia: BOIDAE
      Sottofamiglia: BOINAE
      Genere: BOA


      NOTE TASSONOMICHE
      Il boa arboricolo del Madagascar, altresì noto come Sanzinia – forse il nome più diffuso tra gli allevatori ed appassionati del genere – è stato protagonista negli ultimi anni di un’accesa diatriba
      ...
      25-03-2016, 07:29
    • Apodora papuana
      bonzai
      Apodora papuana
      Stefano "GetCoiled" Alcini

      APODORA PAPUANA (Peters & Doria, 1878 )

      Ordine: SQUAMATA
      Sottordine: SERPENTES
      Famiglia: PYTHONIDAE
      Sottofamiglia:
      Genere: APODORA


      NOMI COMUNI E NOTE TASSONOMICHE

      ENG: Papuan python. New-Guinea olive python. Papuan olive python.


      Considerato fino a qualche anno fa come un’ulteriore sottospecie dell’australiano Liasis olivaceus (L.o.papuanus),
      ...
      25-03-2016, 07:28
    • Broghammerus timoriensis
      bonzai
      Broghammerus timoriensis
      Scheda a cura di Stefano "GetCoiled" Alcini

      BROGHAMMERUS TIMORIENSIS (Peters, 1876)

      Ordine: SQUAMATA
      Sottordine: SERPENTES
      Famiglia: PYTHONIDAE
      Genere: BROGHAMMERUS



      NOMI COMUNI E NOTE TASSONOMICHE

      ENG: Timor python – il primo nome comune (FitzSimons, 1930) non è altro che la traduzione letterale del latino timoriensis, tuttavia scorretto “a priori” in quanto la specie non è endemica
      ...
      25-03-2016, 07:28
    Sto operando...
    X