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Cronaca di un viaggio in Madagascar

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  • Cronaca di un viaggio in Madagascar

    Cronaca di un viaggio in Madagascar
    A cura di Serena "Serenin" Piva, Gabriele "Monocromo" Carimati

    VENERDI' 17/10/2003
    Finalmente si parte!! Dopo tanto tempo passato ad organizzare questo viaggio, è venuto il momento di mettersi lo zaino in spalla e salire sull'aereo: destinazione Madagascar!
    L'aereo decolla alle 6.00 del mattino più o meno dall'aeroporto di Linate ed arriveremo ad Antananarivo alle 22.00 di questa sera. Cambiamo aereo a Parigi-Charles De Gaulle, praticamente una città, e sorvoliamo 3/4 di Africa. Il viaggio non è molto tranquillo a causa delle correnti d'aria calda che risalgono dal continente africano (o per lo meno così mi hanno spiegato) ma non ci accorgiamo nemmeno, impegnati come siamo a leggere per l'ennesima volta le guide che abbiamo con noi (Gabriele in realtà sta tentando di battere il suo record ad un videogioco in dotazione
    sull'aereo ma tento comunque di renderlo partecipe delle nozioni che sto apprendendo!)
    Alle 22.00 arriviamo ad Antananarivo. In aeroporto ci aspetta Naina, la nostra guida che ci accompagnerà in giro per il Mcar. Siamo veramente molto stanchi ed allora ci accompagna subito all'hotel dove dormiremo questa notte, la prima in terra malgascia. L'hotel Radama si trova nella parte collinare della città, nel quartiere dove ci sono le sedi delle maggiori banche, alcuni Ministeri e la residenza del Presidente della Repubblica. Per raggiungerlo attraversiamo gran
    parte della città, guardo dal finestrino ma non riesco a farmi un'idea di come possa essere questo Paese. Non so cosa ci aspetterà..

    SABATO 18/10/2003


    Qui il sole sorge prestissimo,alle 5.00 è già pieno giorno!
    A differenza di ieri sera la città è molto animata. Ci sono tante persone per strada, tanti bambini: non capisco dove vadano a quest’ora! Davanti ad ogni abitazione c'è una piccola bancarella, principalmente vendono generi alimentari, e ben presto mi rendo conto che questa è praticamente l'unica forma di commercio del paese. Ai lati della strada vediamo anche delle vere e proprie montagne di sassi, terra e sabbia: quello è il mercato edile...
    Le donne portano le ceste in testa, come vuole la tradizione dei popoli africani,ma guardando i volti di queste persone non direi mai e poi mai di trovarmi in un territorio di questo continente. La loro pelle, i lineamenti del loro viso, il loro portamento fanno pensare piuttosto di essere capitati per sbaglio in Indonesia... Questo conferma la teoria che nei secoli
    passati il Madagascar sia stato invaso da popolazioni malesi e indonesiane.
    Alle 7.00 partiamo alla volta del Parco del Perinet. Per raggiungerlo imbocchiamo la Strada Nazionale n° 2 in direzione di Tamatave, la città più importante della costa est, da un punto di vista commerciale ed economico. Lungo la strada possiamo vedere moltissime risaie: ogni lembo di terra qui è coltivato ed ogni operazione deve essere effettuata senza l'ausilio di alcun mezzo meccanico, per via della conformazione geografica del territorio e della povertà della popolazione.
    Proseguendo incontriamo qualche villaggio: le case sono di terra rossa con il tetto di paglia. Nei mercati vediamo la carne appesa, le ceste di pesce, molta frutta, le spezie. Ci sono molte donne per strada e veramente un numero incredibile di bambini che, incuriositi, ci guardano, sorridono e ci chiamano VASA'. La nostra guida ci spiega che in Madagascar chiamano così gli occidentali o comunque i loro connazionali più agiati, dice che non è offensivo e noi gli crediamo anche se qualche dubbio ci viene...
    Attraversiamo il fiume Mangoro, particolare per le sue acque che, a causa della terra, sono rosse. Dopo circa tre ore dalla partenza, abbiamo percorso 150 km. Arriviamo al Parco del Perinet, che si trova nei pressi della città di Andasibe,e prende il nome da un militare francese che trovandosi qui per la costruzione della ferrovia nazionale,si è innamorato di questa zona ed ha deciso di stabilirsi qui.
    In questo parco si trovano ben 11 specie di lemuri, notturni e diurni. Noi abbiamo la fortuna di vedere da molto vicino diverse famiglie di Indri Indri (o babakoto), di Varecia Variegata, di Lemur Bamboo e Lemur Fulvus. Di quest’ultima specie abbiamo visto una femmina con il suo piccolino tra le zampe... meravigliosi!
    L'Indri Indri è la più grande proscimmia dell'isola-continente, è alto circa 80 cm e vive in gruppi di 6 o 7 animali. Ogni mattina i diversi gruppi lanciano delle grida fortissime per essere localizzati dalle altre famiglie presenti nella foresta. Ci siamo ritrovati in mezzo a loro durante questo rituale, pare sia molto raro riuscirci, ed è stata un emozione fortissima..
    La foresta è molto fitta, non ci sono dei percorsi ben definiti e a volte è complicato riuscire ad "inseguire" la guida locale che nonostante indossi dei sandali infradito di gomma, sembra non avere alcun ostacolo!
    Ci sono molte Phelsuma, quasi come le lucertole nei nostri boschi, ma per ora nessun camaleonte. Gabriele è già un po’ in crisi quando vediamo nella penombra un meraviglioso Calumma Parsonii
    E' grandissimo e la tentazione di prenderlo in mano è forte ma la guida non ce lo lascia toccare per evitare di farlo scappare (altrimenti non lo trovano più per farlo vedere agli altri visitatori!!!)
    Proseguiamo la visita verso il lago Verde e dopo tre ore lasciamo il parco. Proseguiamo verso Andasibe e qui mi rendo conto per la prima volta di quanto sia povero questo Paese.
    Il villaggio altro non è che un gruppo di case in legno, un po’ malmesse. Qui non c'è l'acqua corrente né l'elettricità. I tratti somatici iniziano a diventare più “afro”. Ci sono molte donne sedute ai lati della strada, piccola e sterrata, con in braccio dei bambini. Hanno tutti degli occhioni giganti e ci guardano sorridendo, curiosi, forse speranzosi che questi vasà possano dare loro qualcosa... Per la prima volta mi sento veramente a disagio, a bordo di un automobile e con una macchina digitale al collo che costa tanto quanto basterebbe a tutti questi bimbi per mangiare qualcosa in più che una ciotola di riso al giorno.
    Con un po’ di tristezza nel cuore raggiungiamo Marovitsa, cittadina la cui economia è basata sull'estrazione e sulla lavorazione della grafite. Mangiamo in un ristorantino locale (siamo gli unici vasà) e Gabri prova per la prima volta il filetto di Zebù...e da quel momento non ha più smesso di cibarsene!! Dopo la sosta riprendiamo il nostro viaggio in direzione Antananarivo. Lungo la strada ci fermiamo a visitare una farm dove vengono allevati molti animali per essere rimessi in libertà. All'interno di questo grosso giardino abbiamo la possibilità di vedere parecchi degli animali presenti in questo paese. Ci sono molti camaleonti, alcuni di razze mai viste.
    Purtroppo non è facile capire qual è il loro nome scientifico, visto che gli allevatori non lo sanno e qui vengono chiamati con strani nomi. Ci sono vari gechi , farfalle, tartarughe, rane, millepiedi (devo averne uno! È meraviglioso), volpi volanti, Fossa fossana... Inizio a vagare alla ricerca di un Tenrec ma non ce ne sono... peccato!! I camaleonti sono tutti molto belli, anche se le condizioni in cui vengono allevati, praticamente le stesse che trovano nella natura, mi fa pensare che forse siamo un po’ troppo apprensivi con gli animali che vivono con noi... Al ritorno passiamo da Tanà per poi prendere la strada verso Ambatolampy, dove passeremo la seconda notte in terra Malgascia. All’improvviso vedo nel cielo una meravigliosa stella cadente, sarà presagio di una bella avventura in Madagascar??





























    DOMENICA 19/10/2003
    Questa notte abbiamo dormito alla Pineta, ospiti di Olga, una donna italiana che, dopo aver visitato questo Paese ha deciso di lasciare tutto quello che aveva in Svizzera, dove risiedeva con la sua famiglia, per trasferirsi qui ad aiutare le persone veramente bisognose. Doveva fermarsi qualche mese, in realtà sono 4 anni che è qui, e credo che ci resterà per sempre, nonostante dica che vuole ritornare dal marito e dai figli che l’aspettano a casa. Per dare una mano ai ragazzi del luogo, Olga ha aperto un piccolo ristorantino, la Pineta, dove si mangia veramente bene e soprattutto ci si rende conto di quanto poco basti per fare felici delle persone e quanto importante sia prendersi cura di loro. E’ una persona meravigliosa Olga, ce ne dovrebbero essere veramente molte al mondo come lei.
    Dopo aver passato una notte tranquilla alla Pineta, Naina ci accompagna in un tour in città.
    Lui dice che è solo una passeggiata ma dopo 6 km a piedi inizio a non credere più a quello che mi dice!! La città porta ancora i segni del colonialismo francese: alcune case hanno l'elettricità e da qui passa la ferrovia, anche se da qualche anno non è più in funzione. Ambatolampy è famosa nel Madagascar per la costruzione delle pentole e di tutti gli oggetti in alluminio in uso nel Paese. Certo non bisogna pensare che le lavorazioni avvengano nelle industrie, come succede
    da noi: qui tutto viene lavorato a mano,con l'ausilio di mezzi assolutamente rudimentali.
    Dopo aver mangiato da Olga ed essermi ustionata la fronte ed i piedi sotto il sole africano, ci rimettiamo un'altra volta in auto, destinazione Antsirabe.
    Attraversando rigogliose foreste di conifere - strano trovare queste piante in Africa! Sono state portate qui nel secolo corso dai missionari olandesi e si sono adattate perfettamente al clima dell’altopiano malgascio - per circa un centinaio di chilometri si raggiunge questa città, la seconda per importanza del Madagascar. Il suo nome deriva da "ny sira be" che significa "luogo dove c'è molto sale"e viene dal fatto che in questa zona ci sono molte fonti termali ricche di sodio, tanto che i Francesi la paragonarono alla città termale di Vichy. La ricchezza di tali acque e il clima particolarmente mite hanno reso Antsirabe un centro di cura e di vacanze molto rinomato durante il colonialismo, ora abitato da circa 180.000 persone, della tribù Betsileo.
    Qui si trovano inoltre le più importanti industrie del Paese, come il cotonificio Cotona e il Birrificio Star. Passeremo la notte all'Asina Hotel, sulla via principale di questa città. Qui per la prima volta vedo affissi dei cartelli del Governo che condannano la prostituzione. Fino ad ora non avevo avuto modo di notare che questa è realmente una delle piaghe di questo Paese ma già alla sera inizio a notare in giro per la città delle ragazze locali molto belle accompagnate da uomini occidentali. La sera ceniamo al ristorante "Les Agapes", il più bello di Antsirabe. Si mangia veramente bene ed è molto carino. Ritorniamo in Hotel in pousse-pousse, i risciò caratteristici di questa città, trainati da uomini che, a piedi nudi, corrono come dei matti sull'asfalto. Mi sento un po’ in colpa ma in effetti anche questo è un modo per dare dei soldi a chi ne ha sicuramente bisogno e per mantenere vive le tradizioni di questo affascinante Paese.







    LUNEDI' 20/10/2003
    La mattina ci svegliamo come al solito molto presto. Pensandoci dormo di più quando vado in ufficio che non adesso che sono in ferie! Ma comunque ne vale la pena. Come prima tappa andiamo ad uno sportello per prelevare con la Carta di Credito e con immenso stupore scopriamo che in Madagascar la Mastercard non viene accettata. Ed io non ho il codice della mia Visa… grosso problema!! Passiamo in rassegna tutte le varie banche e finalmente riusciamo lo stesso a prelevare di soldi, mi sento più sollevata. Proseguiamo facendo visita al Mercato alimentare coperto più grande della città. Qui vendono la frutta, la verdura, la carne, i fiori…C’è moltissima gente, un profumo di spezie e di cibi esotici intenso, ma non sgradevole ed una quantità sorprendente di mosche!!
    Una delle attività principali di questo centro abitato è la lavorazione e la vendita delle pietre dure e semipreziose, quindi ne approfittiamo per visitare un laboratorio. Sono tutti gentilissimi e cominciano a regalarci delle pietre grezze, un ciondolo, delle piccole uova di pietra colorata…Fermateli, mi stanno riempiendo lo zaino!! L’ultima tappa in questa città è la visita ad un laboratorio per la lavorazione delle corna di zebù: ci sono uomini, donne e molti bambini che lavorano e ci mostrano come da un grosso corno possano ottenere in pochi minuti una statuetta molto bella, raffigurante un uccello. Comperiamo qualche ciotola, dei bracciali ed un po’ di regali per chi ci aspetta a casa.
    Alle 11.30 lasciamo Antsirabe per proseguire il nostro tour.
    Dopo aver lasciato la città termale, incontrano i paesaggi tipici del paese dei Betsileo, costituiti da pianure coltivate a riso e villaggi le cui case hanno perso il colore rosso delle abitazioni della tribù dei Merina per diventare bianche. Dopo 95 chilometri raggiungiamo Ambositra “la città delle rose”, un villaggio situato a 1345 metri sul livello del mare piena di fiori e famosa per l’abilità dei suoi artigiani nel lavorare il legno, soprattutto palissandro e bois de rose, e della rafia.
    Percorriamo il Boulevard Circulaire fino a raggiungere i negozi e qui sono io che comincio a mettere a dura prova la capienza del mio zaino: comprerei tutto quello che vedo, compreso un baule di palissandro più grosso di me!! Ci sono dei meravigliosi camaleonti, delle scatole lavorate, delle tartarughe, i famosi solitari (giochi di legno con delle palline di pietre dure). Nel negozio incontriamo un bambino bellissimo che, in cambio di una manciata di caramelle mi regala una tartarughina di legno minuscola, il ricordo più prezioso di questo viaggio…
    Proseguiamo ulteriormente per un’oretta e poi ci fermiamo per un pic-nic a base di pomodori, formaggio, banane ed un frutto stranissimo dalla consistenza e dal sapore stranissimi, tanto che decido di regalare la mia parte a dei bambini-pastori che ci osservavano nascosti dietro ad un cespuglio! Dopo qualche ora di viaggio lasciamo la Strada Nazionale N° 7 per percorrere 40 km su un’altra Strada Nazionale che ci porterà al Parco di Ranomafana. La strada, se così si può chiamare, altro non è che una pista sterrata con delle buche che praticamente sono dei fossi. Qui il nostro autista ci dimostra tutta la sua destrezza nella guida. Penso alla mia Mini e credo che non avrei potuto fare nemmeno un chilometro, le buche sono più profonde di quanto sia alta lei… Purtroppo le condizioni della strada non ci permettono di viaggiare ad una velocità non dico elevata ma almeno accettabile e quindi siamo un po’ in ritardo per la nostra visita notturna al Parco. Mi fa malissimo la testa ma credo che sia colpa della strada. Eppure non ho mai sofferto il mal d’auto…
    Arriviamo al Parco di Ranomafana dopo un viaggio da incubo in ritardassimo. E’ già buio e le guide locali sono già partite. Naina non vuole farci perdere la visita e decide di partire da soli per poi aggregarci ad un altro gruppo. La strada è molto ripida ed è tutto buio, noi non abbiamo nemmeno una pila. La nostra guida comincia a camminare molto veloce in salita e dopo pochi metri mi accorgo che il mio mal di testa è qualcosa di più. Mi sento debolissima, ho le vertigini, mi batte il cuore forte forte ed ho un caldo pazzesco. Ogni cinque passi devo fermarmi (per la gioia di Gabriele che mi sta odiando!!) e sedermi un attimo. Finalmente raggiungiamo un gruppo ed iniziamo a vedere un po’ di animali . Prima di tutto troviamo un pitone e poi un fossa fossana. Dopo ancora un po’ di cammino (aiuto! Non ce la faccio più…) riusciamo a vedere un Microcebus, il lemure più piccolo in assoluto che si nutre principalmente di banane ed ha le dimensioni di un ghiro. Inoltre sulla via del ritorno troviamo un piccolo Camaleonte Nasutus ed un meraviglioso esemplare di Uroplatus Fantasticus. Io inizio a sognare un letto su cui sdraiarmi….
    Per fortuna raggiungiamo velocemente le Demaine Nature, dove passeremo la notte. E’ un piccolo complesso alberghiero, costituito da 10 bungalows completamente immersi nella natura rigogliosa, al di sopra di una cascata. Il nostro bungalow è il più vicino al fiume ed è più isolato rispetto agli altri:sembra un paradiso! Io crollo sul letto e scopro di avere un febbrone da cavallo, Gabri va a cena con la nostra guida ed assaggia i gamberi di fiume all’aglio (povera me, già stavo male…)













    MARTEDI’ 21/10/2003
    Ho passato una nottata tremenda, con la febbre alta senza sapere il perché. La mattina decido di restare qui in stanza quindi cedo la parola a Gabri…
    “Di notte il canto delle rane quasi copriva quello del fiume sotto la stanza. Sere è ancora ammalata quindi vado da solo a visitare il Parco di Ranomafana, mentre lei resta qui a riposare, speriamo che si rimetta presto! Già fuori dal nostro bungalow ci sono moltissime Phelsuma e tante farfalle. Il tempo non è dei migliori, sembra che stia per piovere da un momento all’altro ma pare che qui nella foresta pluviale questa sia la normalità e non un’eccezione… la visita al Parco dura circa 3 ore in cui ho la possibilità di osservare un Tenrec, qualche esemplare di Lemur Bamboo e moltissimi uccelli, qui nel Parco ce ne sono ben 97 specie diverse. Poco più avanti trovo anche un camaleonte, lo osservo bene ma non riesco a capire quale specie sia; lo fotografo e lascio ai posteri l’ardua sentenza…Torno da Serena che fortunatamente sta un po’ meglio (dopo aver preso una manciata di pillole a caso!!), mangiamo sempre a Le Demaine Nature e poi visitiamo il villaggio più vicino al Parco. Qui c’è una piscina di acqua termale calda, ma tutto sembra abbandonato… Torniamo verso la strada che porta a Fianarantsoa ed arriviamo dopo circa tre ore.”
    Durante il viaggio Gabri dorme, io sono ancora un po’ frastornata ma per fortuna non ho più la febbre. Guardo dal finestrino e cerco di osservare più cose possibili per non dimenticarmi nulla di questo Paese.
    Per raggiungere Fianarantsoa si attraversa la regione vinicola per eccellenza del Madagascar ma il paesaggio cambia continuamente per la presenza di boschi di conifere ed eucalipti. Questa città, il cui nome in malgascio significa” luogo dove si fa del bene”, fu fondata nel 1830 e da allora e sempre stata considerata la culla della cultura malgascia, grazie alla forte azione esercitata dai missionari cristiani che hanno diffuso tra la popolazione l’amore e la passione per l’arte, la letteratura e la fotografia. Visitiamo la parte alta della città ed incontriamo molti bambini che ci corrono incontro chiamandoci Vasà , perché sperano di ottenere qualche caramella o qualcosa che possa essere loro utile. Gli adulti e gli anziano ci osservano con rispetto, forse retaggio dei tempi del colonialismo francese ma negli occhi dei ragazzi non è difficile cogliere una punta di rabbia, di invidia nei nostri confronti. Alloggiamo all’Hotel Tsara Guest House, una bellissima casa coloniale ristrutturata da poco. La nostra stanza è in mansarda, ha il parquet in palissandro e tutti i mobili in bambù. Sul retro c’è un giardino molto curato, vogliamo cenare qui ma fa troppo freddo, per cui ci spostiamo all’interno. Fianarantsoa è una delle poche città malgasce coperte dalla rete gsm per cui ne approfittiamo per telefonare a casa. Non ci sono grosse novità, i nostri camaleonti stanno bene.

    MERCOLEDI’ 22/10/2003
    Lasciamo Fianarantsoa e ci addentriamo nel territorio della tribù Zafimaniry, abili intagliatori di legno, poi delle tribù Mahafaly e Antanosy. Dopo un centinaio di chilometri si passa il Valico di Ambalavao e da qui si comincia a scendere dall’altopiano. La città dista da qui 55 km e ci fermiamo a visitare il laboratorio dove si produce la famosa Carta Antimoro, carta grezza con all’interno dei fiori essiccati. Questa tecnica venne introdotta in Madagascar nel XVII secolo dagli Arabi ed ancor oggi le vengono attribuiti poteri magici legati all’astrologia.
    Scopro sulla mia insostituibile guida che ad Ambalavao il mercoledì ed il giovedì si tiene il mercato di zebù più grosso del Madagascar ed allora insisto per andare a visitarlo. Naina mi guarda un po’ stranito e poi mi accontenta. Il mercato si svolge in uno spazio molto vasto, la terra è rossissima e non c’è una sola pianta per creare un po’ di ombra. Ogni pastore è qui con le proprie mandrie per vendere o scambiare i propri capi. Soprattutto vendono venduti i maschi, ed i vitelli. Mi guardo un po’ attorno e scopro che siamo gli unici Vasà qui. Ecco perché mi guardano tutti con una certa curiosità mentre vago in mezzo alle mandrie scattando fotografie a destra e a manca…A 35 km da Ambalavao, dopo aver attraversato un paesaggio caotico per le grosse rocce disseminate ovunque, incontriamo la Porta del sud, tre grossissimi massi che segnalano il punto di transito per i territori del sud. Raggiungiamo Ihosy e ci fermiamo per il pranzo in un Hotely, un ristorante locale poco frequentato da turisti. Mi siedo al tavolo, ancora un po’ sbattuta per il febbrone avuto ieri, e vedo qualcosa sotto il piatto, lo sposto e scopro un enorme ragnone arancione che, tentando la fuga, mi cade addosso. Lo butto per terra e da sotto il tavolo vicino compaiono una moltitudine di gatti spelacchiati. Un attimo di colluttazione e il povero ragno diventa il pasto di uno di loro… Ma cosa ci fanno qui tutti questi gatti un po’ malconci? La guida mi da veloce una risposta: saranno le femmine, i maschi li hanno già mangiati! Premetto che sono vegetariana per cui non trovo differenze sostanziali tra mangiare un gatto o un coniglio, un topo o un pollo, un cane od un vitello eppure penso ai gatti di mia madre ed un pochino mi dispiace. Ripartiamo per raggiungere la prossima meta: il Parco dell’Isalo. Dopo qualche chilometro di strada le piante iniziano a farsi sempre più rade fino a che raggiungiamo un punto in cui anche l’asfalto finisce e ci ritroviamo davanti una pista di terra rossa, lunga cinquanta chilometri. Intorno c’è solo savana e sembra di essere nell’africa continentale. Scendiamo per fare delle foto e la temperatura è salita di parecchi gradi rispetto ai giorni passati. In un batter d’occhio mi ritrovo ricoperta da uno strato di impalpabile polvere rossa..aiuto!
    Verso sera raggiungiamo e superiamo la città di Ranohira, diretti alla Finestra dell’Isalo, un punto panoramico dove poter osservare il tramonto. Raggiungiamo l’Hotel dove alloggeremo, Le Relais de la Reine. Pare che sia la struttura più bella del Madagascar e appena entriamo mi rendo conto che dev’essere proprio così: è meraviglioso! Le Relais della Reine è un piccolo albergo invisibile dalla strada, situato in una valletta idilliaca, con una ventina di bungalows in pietra locale e palissandro, perfettamente armonizzati con la natura circostante. Fuori dal nostro bungalow c’è una piscina naturale ma in effetti l’acqua è un po’ freddino per pensare di farci il bagno. Qui conosciamo Andrea, il proprietario della struttura in uso al Ventaclub a Nosy Be e ci propone di passare lì la settimana dedicata al mare e al relax.
    Di notte nella stanza fa caldissimo e appena spengo la luce inizio a rendermi conto che sarà una notte movimentata: la stanza è invasa dalle blatte!! Accendo la luce e vedo che una sta passeggiando tranquillamente all’interno della zanzariera del letto di Gabriele. La facciamo accomodare in giardino e continuiamo a dormire tranquilli. Ormai sappiamo di avere una stanza in condivisione!!









    GIOVEDI’ 23/10/2003
    Il Relais de la Reine è il punto di partenza ideale per esplorare il Parco nazionale dell’Isalo, 81.000 km quadrati , un susseguirsi di canyon profondi percorsi da piccoli corsi d’acqua sovrastati da rocce plasmate dall’azione atmosferica in enormi sculture misteriose. Siamo sull’Altopiano dell’Horombe, caratterizzato da un estesa savana dalla quale spunta una vegetazione secca e punteggiata di innumerevoli termitai, ovunque risaltano i piccoli fiori gialli dei “pachipodyum rosolatum”, qui chiamati impropriamente baobab nani. Dopo aver camminato per circa mezz’ora sotto il sole in mezzo ad un paesaggio che mi fa pensare a tanti documentari visti sui leoni in africa (!) raggiungiamo il Canyon più grande ed imponente di questo Parco. Iniziamo a risalire il corso del fiume e il caldo e l’umidità iniziano a farsi sentire.La vegetazione è rigogliosissima, ci sono molte pozze d’acqua trasparente, la luce filtra appena dagli alberi e c’è una starna atmosfera ovattata: sembra di essere su un set cinematografico! Qui vediamo il Lemur catta, molto da vicino e il Lemure marrone. Proseguiamo ancora nella risalita lasciandoci alle spalle la zona più affollata dai turisti. Gabri, naina e la guida locale risalgono ulteriormente il fiume, io resto qui per un’oretta ad aspettarli sdraiata su un sasso al sole, come una lucertola, gustandomi un po’ in pace la natura di questo posto.
    Ritorniamo verso la macchina e dopo un viaggio allucinante per il caldo, le condizioni della strada e la stanchezza, arriviamo al villaggio. Lasciamo la guida e mangiamo da un amico di Naina. Dopo pranzo per fortuna il sole ci abbandona e noi ricominciamo la scalata verso il parco dell’Isalo. Dopo un paio d’ore di cammino immersi in un paesaggio quasi lunare raggiungiamo la piscina naturale: un posto meraviglioso! Al ritorno abbiamo modo di vedere le tombe provvisorie della tribù dei Bara. I corpi vengono lasciati nelle grotte per un paio d’anni poi, dopo una cerimonia particolare, vengono spostai in altre caverne più profonde e le ossa vengono spesso visitate dai parenti. Stanchissimi torniamo a Le Relais de la Reine, dove passeremo un’altra notte in compagnia delle amiche blatte!

    VENERDI’ 24/10/2003
    Questa volta mi hanno fatto alzare ancora più presto del solito: oddio, sta albeggiando!!Purtroppo non possiamo permetterci di essere in ritardo, altrimenti rischiamo di perdere l’aereo che ci porterà al nord.
    La strada è deserta, non c’è nessuno in giro. Attraversiamo estese foreste spinose e raggiungiamo la prima cittadina che si incontra tra l’Isalo e Tulear: Sakaraha. Questa regione è stata sconvolta dalla scoperta di una delle più importanti miniere di zaffiri del mondo, là dove c’erano poche capanne ora si è sviluppato in maniera caotica un grosso centro di circa centomila abitanti. Le abitazioni comunque restano delle capanne, così piccole da non capire come degli esseri umani possano vivere lì dentro. La città è un susseguirsi di negozi dove vendono e lavorano gli zaffiri, ci sono molti uomini d’affari stranieri, soprattutto originari dello Sri Lanka , che detengono il commercio di tali pietre preziose. La città è molto pericolosa e la guida ci consiglia vivamente di non fermarci qui. C’è moltissima delinquenza e ci spiega che la Polizia ha abbandonato l’idea di mantenere l’ordine qui. Senza il minimo dubbio proseguiamo…
    In questo tratto di Strada Nazionale 7 si incontrano interessantissime tombe Mahafaly, ricoperte di dipinti ed ornate di “alo alo”, steli funerarie in legno che rappresentano la vita o i sogni dei defunti. Ma la cosa ce più mi lascia senza parole sono i Baobab. Non riesco bene a rendermi conto di quanto siano immensi fino a che mi trovo sotto i loro rami. Sono veramente imponenti e non so perché, ma mi lasciano veramente ammutolita, sembrano avere qualcosa di soprannaturale. Vicino a questi giganti troviamo un bambino a cui offriamo un bicchiere d’acqua, felice accetta subito la nostra offerta ma la vera felicità la vediamo nei suoi occhi quando Naina gli regala una bottiglia di plastica dell’acqua vuota. Noi non capiamo perché sia così contento fino a quando non ci spiegano che grazie a quel contenitore finalmente potrà portare con se dell’acqua da bere mentre pascola gli zebù e non dovrà più aspettare di tornare a casa per poterlo fare. A differenza della zona degli altopiani qui la popolazione è veramente povera, le case in muratura e paglia sono scomparse e ci sono solo capanne di foglie di palma e non c’è alcun tipo di vegetazione ne tanto meno di coltivazione.
    Alle 11.30 raggiungiamo l’aeroporto di Tulear. Facciamo il check-in ed insieme al biglietto aereo ci consegnano un panino al burro e formaggio e una coca cola!! Mangiamo, salutiamo il nostro autista e ci accordiamo con Naina per rivederci tra una settimana ad Antananarivo.
    Ore 12.00 il nostro aereo decolla destinazione Fort Dauphin. Qui facciamo uno scalo di circa mezzora e ripartiamo alla volta di Tanà, dove cambieremo un altro aereo, che ci porta a Nosy Be.
    Appena atterrati a Nosy Be riprendiamo i nostri zaini e cerchiamo un taxi per raggiungere l’Andilana Beach Resort.
    Saliamo su una Renault 4 e l’autista inizia a darci delle spiegazioni sull’isola in un italiano poco comprensibile, grazie al mio francese comunque qualcosa capiamo. Sentiamo un profumo buonissimo e il taxista ci spiega che è il Ylang Ylang, pianta utilizzata nell’industria cosmetica. Gentilissimo si ferma e raccoglie per me due manciate di fiori che mi deposita direttamente sulle ginocchia, riprendiamo la marcia e mi accorgo subito che i fiori sono pieni di formiche, grosse e nere, che cominciano a morsicarmi tutte le gambe!! Senza farmi vedere inizio a lanciare i fiori dal finestrino…
    Raggiungiamo il Ventaclub e ci rendiamo conto che è un posto meraviglioso. Parliamo subito con il direttore, Marcello, che ci fa accompagnare alla nostra stanza. Il villaggio è stupendo e fortunatamente non è ancora venduto in Italia per via di alcuni problemi legati agli aerei per cui siamo solo in otto ospiti… una favola!! Da domani relax!!







    SABATO 25/10/2003
    Giornata interamente dedicata al relax…Sole, mare e nient’altro!! Ci vuole un po’ di meritato riposo.

    DOMENICA 26/10/2003
    La mattina cediamo ancora alla tentazione di oziare ma il pomeriggio decidiamo di visitare un po’ quest’isola: non riesco a stare seduta senza far niente!! La prima cosa che ci consigliano di vedere è il tramonto dal Mont Passot, pare che sia bellissimo. Lungo la strada per raggiungere la cima di questo monte si notano diversi laghi di origine vulcanica, su tutta Nosy Be ce ne sono undici, circondati da una folta vegetazione e rifugio degli ultimi coccodrilli. Dal belvedere del Mont Passot la vista spazia sino alle isole Mitsio al nord e all’arcipelago delle Radama al sud. Il momento magico arriva comunque al tramonto quando tutto si tinge di rosso e poi, all’improvviso cala la notte. Ritorniamo verso la baia dell’ Andilana , la più bella dell’isola. I due giorni seguenti li dedichiamo ancora al riposo (riuscirò almeno qui ad abbronzarmi??) e alla vista delle spiagge e delle isolette vicino. Proprio di fronte all’Hotel c’è un isola molto piccola che è completamente ricoperta da stelle marine di diversa specie, bellissime!!





    MERCOLEDI’ 29/10/2003
    La mattina partiamo molto presto per andare a visitare due delle isole più belle situate vicino a Nosy Be: Nosy Komba e Nosy Tanikely. Raggiungiamo il porto di Hell Ville, dove ci prendiamo una barca dalle condizioni alquanto precarie e salpiamo alla volta di Nosy Komba, la prima che visiteremo. Dopo un’oretta di navigazione raggiungiamo l’isola, riserva naturale del Lemur Macaco. Quando si sbarca sulla spiaggia si Ampangoriana ci si ritrova immersi in un’atmosfera antica. Qui, nonostante la moltitudine di bancarelle che vendono prodotti d’artigianato, tutto sembra essersi fermato a qualche decennio fa. L’isola è famosa per la costruzione delle piroghe, sia di piccole dimensioni come souvenir, che di grandi dimensioni abitualmente usate come mezzo di trasporto. Sulla spiaggia le donne e i bambini propongono un artigianato bello, ma molto primitivo: animali in terra non cotta dipinti, maschere tribali, piroghe in palissandro e bois de rose, conchiglie e le immancabili tovaglie ricamate. Ai limiti delle capanne possiamo finalmente incontrare da molto vicino i Lemuri, che appena vedono le banane che gli stiamo offrendo, prendono subito molta confidenza, mangiando dalle nostre mani. Sembra che indossino dei piccoli guanti di velluto! Qui troviamo anche dei Pardalis e non riesco a resistere alla tentazione di prenderli in mano. I locali ci guardano stupiti, Gabriele si prende un bel morso da un grosso maschio! Osserviamo i colori e possiamo notare delle piccole diversità cromatiche dai Pardalis di Nosy Be. Ripartiamo ancora con la nostra barca per raggiungere Nosy Tanikely. Questa isola è un Parco Nazionale sottomarino, grazie allo spettacolo stupefacente che offre la barriera corallina tropicale. Mangiamo sull’isola e durante un’ immersione Gabriele ha la fortuna di vedere da molto vicino una tartaruga verde. Purtroppo in non so nuotare (vergogna!) e devo accontentarmi di vedere la sua testa quando esce dall’acqua per respirare. Il tempo inizia a farsi nuvoloso e allora ripartiamo per tornare ad Hell Ville. Il mare è molto molto mosso e gli effetti collaterali del Lariam (antimalarico) non apportano un grande beneficio per rendere più tranquillo il viaggio!!





    GIOVEDI’ 30/10/2003
    Mi sveglio la mattina alle 6.30 chiedendomi perché non mettono le tende alle finestre, vista l’ora in cui sorge il sole e Gabriele non c’è. Ma dove può essere a quest’ora? Lo trovo nel parco del Hotel, alla disperata ricerca di camaleonti, visto che la notte ha piovuto e questo è il periodo più secco dell’anno. Comunque dopo un po’ di accurata ricerca su tutti gli alberi (i giardinieri ci guardano e scuotono la testa..) troviamo dei subadulti di pardalis. Da questo momento questo albero è tappa obbligata giornaliera!!

    VENERDI’ 31/10/2003
    Ultimo giorno a Nosy Be. Partiamo la mattina per visitare il Parco del Lokobe. Si trova dall’altra parte dell’isola per cui passiamo un’ora e mezza in macchina prima di raggiungere la spiaggia da cui partiamo con la piroga. Ci fanno pagaiare per un’ora sotto un sole rovente…aiuto!! Sono già stanca prima ancora di cominciare a camminare! La foresta primaria di quest’oasi naturale serve da rifugio a moltissimi animali, tra cui lemuri notturni e diurni, volpi volanti, serpenti, tartarughe, uccelli e camaleonti. Inoltre qui si possono osservare tutte le piante esistenti nella regione tra cui la vaniglia, la cannella, il pepe, il caffè, il cacao lo ylang ylang… Partiamo per la visita e devo ammettere che, nonostante la bellezza di piante, animali e paesaggi la visita è molto dura. Fa un caldo pazzesco e l’umidità è alle stelle, la guida locale cammina molto velocemente e noto, con una piccola punta di soddisfazione, che non sono la sola ad essere in difficoltà. Vediamo delle piccole Mantella, pitoni, lemuri, camaleonti (ma sono uguali al mio Otto!!ok, ho la conferma: è un Nosy Be puro!) e molti insetti particolari tra cui un ragno giallo e rosso che a prima vista sembra un granchio. Mangiamo sulla spiaggia e pagaiamo per un’altra ora per ritornare al villaggio di Ambatozavavy. Lungo la via del ritorno ci fermiamo a visitare una distilleria di Rhum. La fabbrica è chiusa ma il custode tenta di venderci di nascosto delle bottiglie di rhum, lo proviamo ma è imbevibile!! Visto l’odore che aleggia nell’aria lo potevamo sospettare!







    SABATO 01/11/2003
    Ultima mattina in spiaggia, che tristezza, la nostra vacanza sta per finire! Sulla spiaggia vicino alla nostra incontriamo delle ragazze molto giovani in compagnia di sessantenni francesi e ci mettiamo veramente poco per capire che questa isola è forse il centro nevralgico del turismo sessuale malgascio. Mi arrabbio sempre quando vedo queste cose, non riesco a concepirle. Mi faccio fare le treccine hai capelli pagando alla ragazza la stessa cifra che un’uomo pagherebbe per una notte con lei (...) Alle 18.00 il nostro aereo decolla dall’aeroporto di Fascène, direzione Antananarivo con un’oretta di ritardo dovuta al fatto che qui sono i passeggeri che, prima di salire sull’aereo, devono cercare i loro bagagli tra quelli ammucchiati sulla pista dell’aeroporto e portarli fino all’aereo!
    All’aeroporto ci aspetta Naina e ci accompagna all’hotel dove dormiremo. Purtroppo ci sono stati dei problemi sulle prenotazioni per cui l’Hotel non è un granché, è molto sporco, fa caldo, ci sono moltissime blatte e per di più non ci fanno fare la colazione! Naina è molto dispiaciuto ma non è un problema, ci siamo sempre trovati bene qui in Madagascar.

    DOMENICA 02/11/2003
    Naina ci fa da guida per l’ultima volta, alla scoperta della capitale di questo Paese. La mattina visitiamo i vari quartieri e possiamo vedere le differenze economiche della popolazione: ci sono persone veramente molto povere e delle persone che ostentano il lusso e i loro averi. La città è molto caratteristica, sviluppata su 12 colline è caratterizzata da moltissime scale ripide che salgono e scendono per la città. Visitiamo il centro, il quartiere ministeriale e poi ci dirigiamo verso il mercato artigianale che si incontra sulla via dell’aeroporto. Non riesco a trattenermi, comprerei tutto!! Piano piano inizio ad infilare nello zaino tovagliette e borse di paglia, scatolette di legno (ho la mania delle scatole…), piccole sculture, pietre, batik, ciotole di legno di legno, baobab in rafia….Quando compro un totem in bois de rose (rappresenta dei camaleonti che si arrampicano su un tronco, come resistere??) Gabriele decide di fermarmi e mi trascina a forza lontano dal mercato. Abbiamo un problema: dove mettiamo tutte queste cose adesso? Trovata la soluzione: andiamo ad un mercato, acquistiamo dei sacchi vuoti della farina, ci infiliamo gli zaini (e se esplodono??), poi comperiamo una borsa grandissima, da immigrato clandestino, e imbarchiamo anche quella. Abbiamo un bagaglio a mano imbarazzante, soprattutto Gabriele che sale sull’aereo portandosi con disinvoltura sotto braccio il totem di cui sopra (pesa otto chili…) Andiamo presto in aeroporto perché dobbiamo organizzare definitivamente i bagagli e perché scopriamo che il volo è in over-booking. Alle 02.00, con più di un’ora di ritardo dovuta agli innumerevoli controlli della Polizia, il nostro aereo decolla e ci riporta in Francia, poi in Italia, obbligandoci a lasciarci alle spalle il Madagascar. Ma sono certa che questo è un arrivederci e non un addio.

    LUNEDI’ 03/11/2003
    Ore 15.00 arrivo a Malpensa. Nooo!! Mi hanno perso il bagaglio! La ragazza al bancone dell’ufficio bagagli smarriti mi guarda perplessa quando alla domanda: di che colore è la valigia ? Rispondo “ è bianco e rosso, di plastica, con disegnata una pannocchia!, Ma non è una valigia, è un sacco della farina! Però dentro c’è uno zaino”. Penso all’aeroporto ultra moderno e tecnologico di Parigi e mi viene da sorridere… Loro mi hanno perso lo zaino, forse era meglio in Madagascar, dove lo zaino te lo metti da solo sull’aereo!!


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    • Cronaca di un viaggio in Madagascar
      bonzai
      Cronaca di un viaggio in Madagascar
      A cura di Serena "Serenin" Piva, Gabriele "Monocromo" Carimati

      VENERDI' 17/10/2003
      Finalmente si parte!! Dopo tanto tempo passato ad organizzare questo viaggio, è venuto il momento di mettersi lo zaino in spalla e salire sull'aereo: destinazione Madagascar!
      L'aereo decolla alle 6.00 del mattino più o meno dall'aeroporto di Linate ed arriveremo ad Antananarivo alle 22.00 di questa sera. Cambiamo aereo a Parigi-Charles
      ...
      25-03-2016, 09:38
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