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Scheda allevamento cynops orientalis

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  • Scheda allevamento cynops orientalis

    Di Andrea (cardisomacarnifex)


    SCHEDA SISTEMATICA

    PHYLUM: Chordata;

    SUBPHYLUM: Vertebrata;

    CLASSE: Amphibia;

    ORDINE: Caudata (=Urodela);

    FAMIGLIA: Salamandridae;

    GENERE: Cynops

    SPECIE: Cynops orientalis David, 1873.

    NOMI COMUNI: Tritone cinese dal ventre di fuoco (IT), Chinese fire-bellied newt (EN).

    NOTA: molto spesso in Italia sotto il nome di “tritone cinese dal ventre di fuoco”, o anche come Cynops orientalis, viene venduta una specie completamente diversa per abitudini ed esigenze, Pachytriton labiatus, comunque facilmente riconoscibile dal vero C. orientalis a causa di notevoli differenze morfologiche, prima fra tutte la taglia nettamente superiore di P. labiatus.

    STATUS CONSERVAZIONISTICO

    CITES: non incluso in nessuna appendice [1], pertanto risulta di libera vendita.

    LISTA ROSSA IUCN: Least concern[2] (specie che è stata presa in esame, ma che attualmente non può essere inserita in nessun’altra categoria IUCN; a onor del vero, va comunque detto che non è da escludere che, visto il drammatico degrado degli habitat di origine, in futuro C. orientalis possa trovarsi in pericolo).

    DESCRIZIONE

    Si tratta di una specie di tritone relativamente piccola: la dimensione massima media delle femmine è di circa 9 cm, mentre i maschi restano di solito decisamente più piccoli, intorno a 6 cm. La colorazione tipica è nera dorsalmente, arancione macchiato di nero ventralmente, sebbene esistano anche colorazioni differenti (differenti popolazioni?): dorso marrone e dorso grigiastro [3]. La coda non è mai molto lunga, dal momento che nelle femmine (caratterizzate da coda più lunga, vedi dimorfismo sessuale) eguaglia al massimo la lunghezza del corpo. Queste caratteristiche sono importanti per distinguere C. orientalis da Pachytriton labiatus, un altro tritone asiatico spesso confuso, nei negozi, con il vero tritone dal ventre di fuoco. P. labiatus è infatti decisamente più grande, con coda più lunga rispetto al corpo, e presenta sempre una colorazione marrone – castana del dorso.


    AREALE DI ORIGINE

    C. orientalis è originario della Cina, più precisamente delle province di Jiangsu, Zhejiang, Jiangxi, Anhui, e Hubei. Dal punto di vista climatico, questa area della Cina può essere classificata come “temperato – umida[4], ovvero un tipo climatico secondo Koppen [5] caratterizzato dall’assenza di stagione secca e da precipitazioni annue comprese tra 700 e 1500 mm; per la precisione, si tratta del sottotipo climatico “temperato - umido con estate calda”, dove la temperatura media del mese più caldo dell’anno supera i 22°C (un clima quindi decisamente “continentale”) [6].

    AMBIENTE DI ORIGINE

    Le notizie riguardanti l’ambiente di origine di C. orientalis non sono particolarmente abbondanti né dettagliate. Comunque, pare che in natura questa specie si rinvenga presso corpi idrici localizzati a varie altitudini sul livello del mare, laghetti montani, prati allagati, risaie, fossi, ruscelli, tutti accomunati dall’avere acqua stagnante e mai troppo calda [7] e dall’essere colonizzati da una rigogliosa vegetazione riparia e acquatica. Il fondo di questi corpi idrici è generalmente costituito da limo o da sabbia fine [8]. L’ampio territorio colonizzato da questa specie ha comunque favorito l’adattamento a tanti ambienti diversi, come si può vedere.

    ABITUDINI IN NATURA

    Il comportamento in natura di C. orientalis non si discosta probabilmente molto da quello osservabile in alcune specie nostrane di tritone, come Triturus carnifex (tritone crestato) e Lissotriton vulgaris (tritone comune): è presente quindi una fase terrestre (coincidente con il primo anno di vita almeno, e poi con inverni e le estati più calde durante gli anni successivi), durante la quale l’animale si trattiene nelle immediate vicinanze dei corpi idrici, al riparo di tronchi, sassi, all’interno di buche, ecc., tutti rifugi comunque caratterizzati da un buon livello di umidità. La fase terrestre di solito si accompagna a costumi essenzialmente notturni, per due motivi: il tritone deve ridurre la perdita idrica dovuta alla permanenza all’asciutto (durante la notte l’umidità relativa atmosferica è maggiore) e deve ricercare prede sufficientemente lente da poter essere catturate (tipicamente invertebrati dal corpo molle come lombrichi e limacce, che notoriamente sono più attivi di notte). Ad eccezione della fase terrestre giovanile, gli adulti si portano all’asciutto durante l’inverno per ibernare in luoghi sicuri, e durante le estati più calde per estivare, ovvero per trascorrere in tranquillità i mesi più caldi dell’anno, durante i quali i corpi idrici possono seccarsi del tutto diventando quindi inospitali. Negli altri periodi dell’anno (coincidenti principalmente con il periodo riproduttivo primaverile e con l’autunno) si trattengono presso l’acqua.
    Non è comunque da escludere che in natura esistano popolazioni di C. orientalis che non abbandonano mai l’elemento liquido, analogamente a quanto si verifica nei tritoni nostrani precedentemente citati.

    ALIMENTAZIONE IN NATURA

    Come tutti gli urodeli, C. orientalis è una specie carnivora e predatrice. A causa dei movimenti relativamente lenti, comunque, vengono privilegiate prede piuttosto statiche e facili da inseguire (o meglio da attendere all’agguato), come limacce, larve di vario genere, lombrichi, chiocciole, onischi, ecc. Durante la fase acquatica vengonopredati anche girini di altri anfibi(anuri), piccoli pesci e loro larve, insetti acquatici, altri invertebrati acquatici come piccoli crostacei, ecc.


    COMPORTAMENTO RIPRODUTTIVO

    Secondo i pochi studi scientifici sulla biologia riproduttiva di questa specie che sono riuscito a reperire [1], C. orientalis inizia a deporre le uova agli inizi della primavera (precisamente, la stagione riproduttiva va dalla seconda decade di marzo alla prima decade di luglio, con un picco che va dalla seconda decade di aprile all’ultima decade di maggio, con variazioni a seconda della regione geografica e dell’andamento climatico), e comunque subito dopo la latenza invernale, sulle foglie o sulle radici avventizie delle piante acquatiche. La temperatura ottimale per la deposizione è di circa 15-23 °C.
    La sex ratio dei riproduttori in natura si aggira attorno al rapporto 1:2 (ovvero due femmine per ogni maschio circa). Durante la stagione riproduttiva la cloaca del maschio si ingrossa notevolmente, diventando globosa; è possibile notare delle protrusioni filamentose che fuoriescono dall’orifizio cloacale, assenti nella femmina, la cui cloaca inoltre resta sempre di dimensioni decisamente inferiori). Il corteggiamento è grossomodo simile a quello tipico dei tritoni: il maschio si pone di fronte o a fianco della femmina, cominciando a agitare ritmicamente la coda (tail fanning) per favorire la diffusione di feromoni sessuali secreti dalle ghiandole cloacali, dopo di che depone al suolo una spermatofora (fecondazione interna) trasparente a forma di “S”, che dopo un minuto si condensa in un piccolo cilindro. La femmina, se raccoglie la spermatofora con la cloaca, depone in media dopo circa 65 giorni le uova fecondate. Il corpo idrico dove saranno deposte le uova viene di solito scelto con cura, evitando quelli in cui siano presenti predatori potenziali (tipicamente pesci).
    La durata dello sviluppo delle uova, fino alla schiusa, è di circa 13 – 24 giorni, in relazione anche alla temperatura dell’acqua; lo sviluppo dei girini, tipicamente carnivori, varia in relazione alla disponibilità di cibo e della temperatura dell’acqua. Una volta metamorfosati, i giovani raggiungono la maturità sessuale dopo 1 – 3 anni [2]; durante questo periodo, possono restare completamente terrestri, sebbene appunto non sia da escludere l’esistenza di popolazioni neoteniche o con fase terrestre giovanile ridotta al minimo.

    DIMORFISMO SESSUALE

    Non è semplice identificare il sesso di C. orientalis al di fuori del periodo riproduttivo. In linea di massima, comunque, la femmina è più grande, ha il ventre più arrotondato, le dita delle zampe più corte e la coda (misurata dalla punta all’attaccatura della cloaca) lunga all’incirca quanto il corpo. La punta della coda forma quasi sempre un angolo acuto. Durante la stagione riproduttiva, inoltre, la cloaca si gonfia, ma molto meno di quella del maschio.
    Il maschio è sempre più piccolo, meno arrotondato, ha le dita delle zampe più lunghe e la coda lunga meno del corpo (sempre misurata dalla punta all’attaccatura della cloaca). Inoltre, la punta della cosa è sempre più stondata rispetto alla femmina. Durante la riproduzione, la cloaca si gonfia molto, diventa globosa e si manifestano i villi cloacali.

    MECCANISMI DI TOSSICITA’ PASSIVA

    In natura i tritoni hanno molti nemici naturali: uccelli, serpenti, altri anfibi, grossi pesci, tartarughe, ecc. Dal momento che non brillano per velocità dei movimenti, la maggior parte dei tritoni (e C. orientalis non fa eccezione) ha evoluto meccanismi di difesa passiva, consistenti nella sintesi e successiva secrezione di tossine repellenti. Queste secrezioni tossiche vengono accumulate in particolari ghiandole localizzate sulla superficie corporea, e all’occorrenza rilasciate per sventare o scoraggiare l’attacco di un predatore; l’evoluzione ha perfezionato questo meccanismo difensivo, dotando C. orientalis di una colorazione di monito, definita aposematica: il ventre rosso cosparso di macchie nere è un chiaro segnale di velenosità dell’animale (in natura di solito le coppe cromatiche “rosso + nero” e “giallo + nero” rappresentano un segnale di pericolo, basti pensare alle vespe, ai serpenti corallo, alle coccinelle, ecc. ecc.). Sebbene probabilmente le molecole tossiche siano sintetizzate a partire da precursori che gli animali assimilano dalle prede, e che quindi in cattività la velenosità si attenui sensibilmente, è buona norma lavarsi sempre le mani dopo aver lavorato nella teca dei tritoni, evitando di farle entrare in contatto con le mucose.

    L’ALLEVAMENTO IN CATTIVITA’: LA MIA ESPERIENZA

    Ho acquistato la mia prima coppia di C. orientalis (spacciatami come coppia certa: in realtà in seguito si sono rivelati essere due esemplari di sesso femminile) nel 2008, presso il Wild Italy Expo di Rovigo. Un terzo esemplare, maschio, è entrato nel mio gruppo nell’inverno del 2009. Nei successivi due anni, ho avuto modo di approfondire la conoscenza sulla vita di questa interessante specie, pertanto posso dare qualche consiglio a chi voglia cimentarsi nel suo allevamento.

    La scelta degli esemplari. Purtroppo, C. orientalis appartiene alla schiera di specie che tuttora vengono importate direttamente dai luoghi di origine, perché è più conveniente (trattandosi di animali non in CITES) rispetto all’allevamento professionale. La stragrande maggioranza degli esemplari in vendita sono quindi wild, con tutti i problemi che questo comporta. Onde evitare cocenti delusioni (mi è capitato più volte mentre ero alla ricerca di un maschio) , è buona prassi valutare attentamente la salute dei tritoni che si intende acquistare. Sono sicuramente da scartare esemplari apatici, troppo magri, troppo gonfi, feriti, con l’epidermide non integra (ovvero presentante escoriazioni, ulcerazioni, chiazze arrossate, chiazze biancastre, fungosi, ecc.), con gli arti tumefatti. La maggior parte di questi esemplari è infatti destinata a morire in breve tempo, a causa dello stress subito durante le operazioni di cattura e trasporto dai luoghi di origine. I tritoni sani devono essere reattivi, non gracili, con la colorazione e l’epidermide integre, e con l’occhio ben trasparente.

    Il numero degli esemplari. C. orientalis si è dimostrato un tritone tranquillo e per nulla territoriale, anzi moderatamente socievole; consiglio quindi l’allevamento di un piccolo gruppo. Per mantenere la sex ratio corretta, uguale a quella esistente in natura (cosa che tra l’altro potrebbe favorire la riproduzione), è bene mettere due femmine per ogni maschio, quindi se si opta per un trio, un maschio e due femmine, e via dicendo facendo sempre attenzione che il rapporto maschi – femmine sia 1:2.

    L’alloggio. Fino all’estate 2010, ho tenuto il mio trio in un semplice fauna box, di 32 X 21 X 15 cm (h), privo di materiale di fondo, e con arredamento limitato a un pezzo di radice e a una mezza noce di cocco forata come rifugio; come pianta, Ceratophyllum demrsum. Un allestimento molto spartano ma funzionale, anche se non mi sento di consigliarlo come allestimento definitivo, anzi, anche io ho esagerato a tenerli lì per due anni sebbene si siano sempre mostrati in forma.
    Il contenitore ottimale (lo stesso che sto realizzando io) dovrebbe essere un acquario, di almeno 35 litri per un trio, più grande se si vogliono ospitare gruppetti. E’ indispensabile munire il contenitore di un coperchio a prova di fuga, dato che i tritoni sono capaci di arrampicarsi anche sui vetri lisci: più che il classico vetro da acquario, o il coperchio di plastica nera, è meglio realizzare da soli un coperchio con intelaiatura in legno e copertura in rete di plastica, di passo adeguato (1 cm è sufficiente), che garantisce una migliore aerazione dell’ambiente interno. All’interno dell’acquario, si può realizzare una zona emersa semplicemente siliconando una lastra di vetro di dimensioni opportune; consiglio una zona emersa pari ad almeno un terzo della superficie di base dell’acquario, perché questa diventerà importante nel caso in cui i tritoni decidessero di estivare (vedi oltre).

    L’arredamento del contenitore. La zona emersa può essere riempita di semplice terriccio da giardino biologico, avendo cura di non riempire fino all’orlo della lastra divisoria, ma tenendosi sotto di circa 2 cm, onde evitare che gli spostamenti dei tritoni facciano cadere terriccio nella zona acquatica. Per migliorare ancora questa separazione, si possono mettere in fila dei piccoli ciottoli lisci lungo il bordo della lastra divisoria, sopra al terriccio, per garantire ancora più pulizia. All’interno della zona terrestre, se si opta per un allestimento “scenografico”, si possono piantare piccole piantine da appartamento (Fittonia, piccole felci, Pothos, Cryptanthus, Spatifillo nano), se si opta per qualcosa di più spartano è sufficiente del muschio; indipendentemente da questo, è fondamentale mettere a disposizione un nascondiglio, che potrà essere una corteccia di sughero, un mezzo vaso di coccio, oppure una mezza noce di cocco forata.
    La zona immersa può essere priva di qualunque materiale di fondo (il che garantisce maggiore praticità per le operazioni di pulizia) oppure arredata con della sabbia finissima per acquari (evitare i ciottolini e il ghiaietto, che se ingeriti possono causare costipazioni intestinali), scelta che ci permetterà tra l’altro di piantare numerose specie acquatiche che radicano sul fondo, garantendo un efficace depurazione dell’acqua. Anche in questo caso, è indispensabile almeno un nascondiglio, mentre il resto dell’arredamento può essere costituito da dei legni, magari strutturati e posizionati in modo tale da consentire ai tritoni di spostarsi a piacimento dalla zona emersa a quella sommersa e viceversa. Buone piante facili da coltivare sono Ceratophyllum demersum, Sagittaria subulata, Vesicularia dubyana, Limnophyla sp., Hygrophyla polysperma, Egeria densa, Anubias barteri nana. Ovviamente, la coltivazione di piante acquatiche ci imporrà di inserire un impianto di illuminazione artificiale; la luce intensa di per sé non fa piacere a C. orientalis, poiché però il beneficio in termini di qualità dell’acqua offerto dalle piante acquatiche è insostituibile, faremo in modo di fornire numerose zone di ombra (le piante acquatiche e quelle della zona emersa di per sé sono sufficienti) e sceglieremo un impianto di illuminazione non esagerato (una plafoniera da 18 W a luce bianca per la vasca da 35 litri che ho consigliato va benissimo).
    La presenza di una folta e rigogliosa vegetazione acquatica assume ancora più importanza se si pensa che si dovrà rinunciare a qualunque tipo di filtraggio artificiale: C. orientalis è infatti una specie di acque stagnanti, e non gradisce affatto una seppur minima corrente dell’acqua, a cui reagisce agitandosi. Pertanto, l’equilibrio del piccolo ambiente acquatico sarà garantito solo dalle piante e da regolari cambi parziali dell’acqua.

    I parametri ambientali. Indicativamente, C. orientalis potrebbe vivere bene anche in sola acqua di rubinetto biocondizionata e decantata. Siccome però l’acqua del rubinetto in Italia è spesso molto calcarea (cosa che lascia segni evidenti sui vetri dell’acquario e sulle piante), è preferibile fare ricorso ad una miscela di acqua di osmosi per acquari e acqua di rubinetto, lasciata decantare per almeno 24 ore e biocondizionata. La miscela che uso io, e che finora si è rivelata adatta, è 1/3 di acqua di rubinetto + 2/3 di acqua di osmosi; facendo un esempio, se voglio cambiare 3 litri di acqua, miscelo 1 litro di acqua di rubinetto con 2 litri di acqua di osmosi, biocondiziono e lascio decantare per 24 ore. Ovviamente, anche in presenza di piante acquatiche non possiamo esimerci da operare dei cambi parziali; per fortuna, C. orientalis non sporca molto, e un cambio del 20-30% una volta alla settimana, o ogni 10 giorni, è ampiamente sufficiente. Il livello dell’acqua ideale dovrebbe essere attorno ai 10-12 cm.
    Anche una nebulizzazione ogni 2-3 giorni della zona emersa (più spesso in estate) con acqua di osmosi è consigliabile.
    Il fotoperiodo (se si usa illuminazione artificiale) può essere di circa 9-10 ore in estate, meno nelle altre stagioni.
    Uno dei parametri fondamentali per il corretto allevamento di C. orientalis è la temperatura. Come abbiamo visto, in natura prediligono zone fredde in inverno e temperate in estate, il termoriscaldatore è quindi inutile. Si legge però spesso che a temperature di oltre 25°C per lungo tempo questi tritoni inizino a manifestare sintomi di sofferenza: sinceramente, nella mia esperienza posso dire che non è stato così. I miei animali infatti hanno trascorso due estati consecutive in camera mia, dove in estate la temperatura dell’aria raggiunge a volte tranquillamente i 27-29°C (non uso il condizionatore), senza cambiare di una virgola il loro comportamento, mangiando e restando attivi. Posso quindi supporre che se le altre condizioni ambientali vengono tenute ottimali, allora i picchi caldi vengono affrontati con meno problemi; d’altra parte, non dobbiamo dimenticare che il clima di origine è relativamente simile al nostro. Un aiuto in più per affrontare le estati calde viene dalla zona emersa (per questo è importante farla ampia e attrezzata): durante le calure infatti, i tritoni tendono ad uscire dall’acqua per estivare, magari sotterrandosi nel terriccio fresco e umido. Questo comportamento, assolutamente naturale, viene messo in atto anche dai nostri trioni italiani, pertanto è importante fornire a C. orientalis una zona asciutta dove (eventualmente) possa estivare. Non sono invece molto d’accordo sull’uso di ventoline varie, che sebbene riescano ad abbassare la temperatura di qualche grado, contemporaneamente tendono ad essiccare l’ambiente, esponendo il tritone (se emerso) a problemi di secchezza della pelle.

    I ritmi stagionali. Allevare un animale nel rispetto delle esigenze ambientali è di fondamentale importanza se si vogliono esemplari sani, riproduttivi e longevi. Alla luce della mia esperienza, e delle informazioni sul comportamento in natura, posso dire che C. orientalis non è un tritone adatto a stare tutto l’anno in casa. Se infatti la permanenza in casa durante l’estate non comporta nessun problema, anzi è importante perché in casa di solito fa più fresco che all’aperto, altrettanto non si può dire durante i mesi invernali, quando gli impianti di riscaldamento mantengono la temperatura delle nostre stanze sempre attorno ai 18°C, o oltre: come abbiamo visto, in natura questi tritoni effettuano una latenza invernale (ibernazione), che tra l’altro è di stimolo alla riproduzione, pertanto l’alloggio che fin qui ho descritto potrà essere usato solo durante la primavera e l’estate, come ambiente di accrescimento e di riproduzione. Durante l’autunno è l’inverno, i nostri C. orientalis dovranno stare al freddo. Indicativamente, la temperatura invernale dovrebbe stare sotto i 10°C, quindi va benissimo qualunque cantina, garage o sotterraneo dove la temperatura dell’acqua si mantenga intorno a questi valori ottimali; i tritoni potranno essere ospitati in semplici fauna box o bacinelle, alimentati più saltuariamente e tenuti regolarmente sotto osservazione. In alternativa, se non si dispone di stanze abbastanza fredde, si possono far ibernare all’aperto, in contenitori adatti, in zone del terrazzo o del giardino protette dalla pioggia e dal gelo, monitorandoli regolarmente e facendo in modo che la temperatura si mantenga più o meno intorno a valori compresi tra 5 e 10°C. A febbraio, si riporteranno in casa, nella teca domestica.
    Esistono due modalità di ibernazione: a terra e in acqua. Non esiste una regola precisa, le due modalità variano da popolazione a popolazione e da individuo a individuo, pertanto è necessario osservare attentamente il comportamento dei propri tritoni (molto acquatici, o molto terrestri) per scegliere il metodo più adatto di ibernazione. Nel caso di animali tendenzialmente terrestri, si può allestire un fauna-box stendendo un fondo di almeno 5 cm di terriccio da giardinaggio biologico, da mantenere umido (ma non zuppo), ricoperto da uno spesso strato di foglie secche (per esempio di quercia o di platano), preferibilmente sterilizzate nel microonde prima dell'uso. Ovviamente servirà anche un nascondiglio, all'interno del quale gli anfibi trascorreranno la maggior parte dei mesi invernali. Normalmente, una nebulizzazione settimanale di pochi minuti è ampiamente sufficiente a mantenere il terriccio al giusto grado di umidità, comunque è sempre bene regolarsi a seconda del meteo. Nel caso invece di animali tendenzialmente acquatici, il solito fauna-box può essere allestito riempiendolo con almeno 10 cm di acqua, all'interno della quale immergere il nascondiglio e molti ciuffi di muschio di Giava, che fornirà riparo e protezione. Durante l'ibernazione solitamente gli esemplari acquatici non emergono mai, quindi la zona emersa è superflua, mentre è un ottimo accorgimento fare in modo che siano presenti appigli (anche lo stesso muschio) che permettano ai tritoni di salire in superficie per abboccare aria, se ne avessero il bisogno.
    In entrambi i casi, è tassativa la presenza di un coperchio a chiusura ermetica, sia per evitare sempre probabili fughe, sia per evitare l'ingresso di predatori opportunisti, come topi, ratti, ecc.

    L’alimentazione. L’alimentazione di C. orientalis non comporta alcun problema: essa è totalmente carnivora, e in cattività può essere basata su lombrichi (Eisenia phoetida), larve di chironomidi (Chironomus), limacce, artemia salina adulta, pezzetti di pesce con lisca (ideale il solito latterino, Atherina boyeri), polpa di gamberetto di laguna (Palaemon adspersus), e saltuariamente polpa di cozza, pezzetti di petto di pollo e di carne di vitello magra. La frequenza dell’alimentazione varia con la temperatura: in estate anche a giorni alterni (non più di 1-2 piccoli bocconi), meglio una volta ogni due giorni, in inverno anche 1 volte alla settimana, o meno. Alcuni allevatori lasciano il cibo nell’acqua, a disposizione degli animali; secondo me questo pone il rischio che gli esemplari più deboli non si nutrano a sufficienza, o che parte del cibo finisca in angoli inaccessibili e marcisca, inquinando l’acqua. Personalmente, utilizzo degli stecchini lunghi da spiedino, sui quali infilzo il cibo e “imbocco” i vari animali, assicurandomi così di non sporcare e di nutrire adeguatamente tutti gli esemplari. Lascio a libera disposizione solo il Chironomus, ovviamente in porzioni che mi garantiscano assenza di sprechi.
    Durante l'ibernazione, come detto, gli animali mangeranno di meno. Per gli esemplari in acqua sarà possibile, una volta alla settimana, provare a nutrirli con lo stecco; nel caso in cui non mangiassero, si può serenamente attendere altri 7 giorni, e riprovare, tanto al freddo il metabolismo è così rallentato che il digiuno provoca un dimagrimento praticamente impercettibile. Per gli animali terrestri ci potrebbero essere dei problemi, perché spesso si mostrano indifferenti allo stecco, preferendo uscire solo di notte e per poche decine di minuti, quando fa meno freddo. In questa situazione è meglio liberare direttamente nel fauna-boxpiccole prede vive (onischi, lumache, chiocciole, piccoli artropodi, ecc.), raccolte in aree sicure in natura, che costituiranno una scorta di cibo vivo a cui i tritoni attingeranno da soli quando avranno fame. Una somministrazione settimanale è come sempre ampiamente sufficiente.

    La convivenza con i pesci. Sebbene spesso nei negozi i tritoni siano esposti insieme ai pesci d’acquario, sconsiglio vivamente di far convivere insieme pesci e C. orientalis. A prescindere dal fatto che potrebbero infastidire i tritoni, oppure essere considerati una preda dai tritoni stessi, potrebbero seriamente compromettere i tentativi di riproduzione, non solo predando le uova, ma inibendo la deposizione stessa: in natura infatti i riproduttori scelgono attentamente i siti di deposizione, scartando quelli frequentati o abitati da predatori. “Buoni” conviventi potrebbero essere le chiocciole acquatiche del genere Neritina, o meglio ancora quelle carnivore della specie Anentome helena, troppo grandi per essere divorate e utili come spazzine in quanto di cibano dei resti di cibo non mangiati dai tritoni.


    [1]Yang Daode, Shen Youhui: Studies on the breeding ecology of Cynops orientalis, Zoological Research, 1993 – 03

    STUDIES ON THE BREEDING ECOLOGY OFCynops orientalis--《Zoological Research》1993年03期

    [2] Caudata Culture Species Entry - Cynops orientalis - Chinese firebelly

    [1] Welcome to CITES

    [2] Search Results

    [3] Caudata Culture Species Entry - Cynops orientalis - Chinese firebelly

    [4] Il clima della Cina ed una carta climatica cinese

    [5] Clima temperato umido - Wikipedia

    [6] Clima temperato umido - Wikipedia

    [7] Caudata Culture Species Entry - Cynops orientalis - Chinese firebelly

    [8] Caudata Culture Species Entry - Cynops orientalis - Chinese firebelly
    Ultima modifica di cardisomacarnifex; 24-01-2012, 01:21.

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