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Scheda riproduzione cynops orientalis

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  • Scheda riproduzione cynops orientalis

    Di Andrea (Cardisomacarnifex)

    La riproduzione in cattività di C. orientalis è relativamente semplice se paragonata a quella di altri tritoni, è sufficiente seguire qualche accorgimento basilare per ottenere buoni risultati anche alla prima esperienza. Qui di seguito illustrerò la mia esperienza riproduttiva con questi animali, avvenuta nel periodo primaverile del 2011; non dimentichiamo che la riproduzione in cattività deve essere l’obiettivo fondamentale di ogni allevatore serio, dal momento che la maggior parte degli animali in vendita sono ancora di cattura.

    I riproduttori. Per avere le maggiori garanzie di successo, consiglio di abbinare due femmine per ogni maschio disponibile, in modo da rispettare la sex ratio 1:2 analogamente a ciò che avviene in natura. Gli animali da riproduzione dovranno essere adulti, sani, regolarmente mangianti e sufficientemente nutriti, prestando attenzione soprattutto alla qualità dell’alimento.

    Stimolazione della riproduzione. Trattandosi di tritoni originari di climi temperati, questi animali NON si riproducono se non vengono prima condizionati, ovvero posti per alcuni mesi in un ambiente caratterizzato da una bassa temperatura, che simula la stagione autunno-invernale. Nel mio caso, nel 2010-2011 ho optato per una ibernazione di 5 mesi (corrispondenti al nostro autunno-inverno) all’esterno, in una zona riparata del mio giardino sotto ad una terrazza, al riparo dalle gelate ma esposta a temperature comprese tra 0°C e 10°C per tutto il periodo, all’interno di un fauna-box riempito con 7 – 8 cm di acqua, rifugi e Ceratophyllum.
    Durante questo periodo freddo, i tritoni ovviamente mangeranno di meno, ma in compenso le gonadi matureranno e, se in precedenza saranno stati nutriti adeguatamente, non risentiranno dell’inevitabile digiuno perché avranno accumulato sufficienti riserve di grasso. Siccome le gonadi sembrano maturare prima di quelle femminili, si vedrà il maschio mutare aspetto: lungo la coda si formerà una piccola cresta, e l’aspetto si farà più massiccio del solito. Già alla fine del periodo freddo potrebbero iniziare le danze di corteggiamento maschili. Nel frattempo, anche le femmine cominceranno a maturare, diventando più corpulente (segno della formazione delle uova).

    Deposizione delle uova. Il 4 marzo del 2011, seguendo il ritmo naturale, ho riportato gli animali in casa, nella teca principale, a una temperatura media di 15°C. Il maschio ha praticamente subito iniziato (anzi continuato) il corteggiamento, e tutti gli animali hanno ripreso ad alimentarsi regolarmente dopo un giorno dal trasferimento. Dopo 4 giorni sono cominciate le deposizioni: le uova sono state attaccate sulle piante acquatiche, singolarmente. E’ pertanto fodamentale fornire alle femmine piante acquatiche vive a cui attaccare le uova. Sebbene inizialmente non venissero predate, dopo qualche giorno ho notato che gli adulti hanno cominciato a guardarle con interesse, quindi ho deciso di trasferirle in una vaschetta di incubazione in plastica riempita con l’acqua dell’acquario, assieme ai ramoscelli di supporto. Non ho aggiunto blu di metilene (antimuffa) nell’acqua, ma siccome in seguito alcune uova sono ammuffite, consiglio come forma preventiva di aggiungerne 1 o 2 gocce per evitare spiacevoli sorprese.

    Schiusa delle uova. A temperature medie comprese tra 15 e 18°C, la schiusa delle prime uova è avvenuta circa un mese dopo la deposizione (7/04/2011); il girino alla schiusa misura circa 1 cm, è di colore nero, ha il ventre chiaro e vistosi ciuffi branchiali ai lati della testa. Presenta subito le zampe anteriori, sebbene piccole e deboli. I girini non nuotano né stazionano a mezz’acqua, come fanno quelli di altre specie, ma preferiscono “camminare” sul fondo aiutandosi con le zampine. Iniziano a mangiare dal secondo giorno dopo la schiusa (alle temperature indicate). Nel mio caso, a causa di muffe varie, sono riuscito a salvare 8 girini sani da una covata di 14 uova.

    Allevamento dei girini. La “tradizione” prevede che i girini debbano essere allevati in contenitori puliti e nutriti con naupli di artemia, dafnie, bosmine, ecc. Sicuramente in questo modo si ottengono rese migliori, ma siccome sono un tipo pigro, e siccome la specie si adatta bene al nostro clima, ho preferito l’allevamento all’aperto dei girini, in un vascone allestito allo scopo in giardino e senza aggiunta artificiale di cibo.
    Il vascone è un contenitore IKEA per abiti, delle dimensioni di 70 X 50 X 18 (h) cm; l’ho riempito a febbraio 2011 con un paio di cm di terriccio argilloso prelevato in un bosco umido, e riempito con acqua del laghetto delle tartarughe. Dopo di che l’ho lasciato “maturare”, aggiungendo un innesco di dafnie e altri crostacei prelevati da un fosso, e alcune piante acquatiche prelevare dal solito laghetto.

    In questo “stagnetto” ho trasferito regolarmente tutti i girini schiusi dalle uova, proteggendo poi l’acqua dall’ingresso di rane o altri animali indesiderati mettendo una rete metallica di passo 1 cm sopra al vascone. All’interno di questo contenitore, i girini sono rimasti fino ai primi di giugno 2011, ovvero per circa 3 mesi, alle temperature esterne, senza essere nutriti direttamente. Soltanto una volta ho rifornito il sistema delle solite dafnie & c. prelevate dal solito fosso.
    Al controllo di giugno ho contato 5 girini superstiti, tutti robusti e con le zampe perfettamente formati, ancora con le branchie. A questo punto (anche per prevenire una metamorfosi all’aperto e una fuga in natura!) li ho spostati in garage, a 22°C, in un fauna box con acqua e sassi lisci affioranti sterilizzati mediante bollitura. In questo stadio i girini accettano senza problemi anche il cibo morto, come ho potuto verificare: mangiano regolarmente chironomus scongelato, artemia adulta, pezzetti di latterino, pezzettini piccoli di lombrico, pezzetti di gamberetto. E’ sufficiente agitare il cibo davanti al muso con uno stecchino per farli mangiare.

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    Metamorfosi. A 22°C, i girini hanno continuato a crescere per un altro mese, sviluppando zampe robuste, mangiando regolarmente. Durante il mese di luglio, inizialmente quelli più precoci, poi anche gli altri, hanno iniziato a riassorbire le branchie, compiendo la metamorfosi durante la notte ed uscendo dall’acqua. E’ possibile intuire la prossimità della metamorfosi dal fatto che il ventre comincia a diventare rosso, mentre la cresta caudale che serve per il nuoto viene riassorbita progressivamente. Una volta usciti dall’acqua, per qualche giorno restano apatici e non mangiano, dato che la pelle deve ispessirsi e adattarsi all’ambiente aereo.
    NB: è FONDAMENTALE spostare i tritoncini in un piccolo fauna box terrestre il giorno dopo l’uscita dall’acqua, perché se dovessero cadere in acqua per sbaglio potrebbero annegare. Ho perso un piccolo proprio in questo modo.

    I piccoli tritoni. I tritoncini neometamorfosati misurano circa 2 cm, e sono copie in miniatura degli adulti. Devono essere alloggiati in un piccolo faunabox con un paio di cm di terriccio sterilizzato umido e un nascondiglio, a temperatura ambiente, meglio se sotto i 26°C. E’ bene nebulizzare ogni giorno il fauna box con acqua di osmosi a temperatura ambiente. Durante questa fase della loro vita sembrano essere prevalentemente notturni, pur non disdegnando uscite di giorno quando si nebulizza o si mostra loro del cibo. Come alimentazione, io seguo lo stesso schema degli adulti: un pasto ogni 2 giorni. Nessun esemplare ha mostrato problemi nell’accettare subito il cibo inerte: i soliti pezzettini di lombrico, di pesce, di gamberetto, di carne magra, di pollo, infilzati su uno stecchino e mossi davanti al muso. Le prime volte li vedrete inesperti e quasi indecisi sul da farsi, di fronte alla “preda”, ma piano piano impareranno ad attaccare subito. Se non dovessero mangiare al primo tentativo, lasciateli in pace e riprovate il giorno dopo, alla fine cederanno. Per il primo anno almeno saranno totalmente terrestri, e dovranno vivere in un piccolo terrario.

    Conclusioni. Ad oggi (agosto 2011), con il metodo descritto , ho tirato su 4 tritoncini dagli 8 girini iniziali: non è una grandissima resa, ma mi posso ritenere soddisfatto essendo la prima esperienza di riproduzione di un tritone. Inoltre, meglio ottenere pochi esemplari ma robusti e sani che tanti magari debilitati.
    Consiglio a tutti i possessori di C. orientalis di cimentarsi con la riproduzione: alla fine non è particolarmente difficile o impegnativo ottenere un gruppetto di simpaticissimi mini tritoni. Inoltre, contribuirete a aumentare il numero di individui di cattività, e visto che questa specie sembra andare sempre più “di moda”, con conseguente aumento del numero di esemplari catturati, sarà un aiuto importante per le popolazioni naturali.
    Ultima modifica di cardisomacarnifex; 06-05-2012, 14:55.

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