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nidiacei, pronto soccorso, pulcini, uccelli selvatici, merlo, passero

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  • Primo soccorso e gestione di pulcini di uccelli selvatici

    Primo soccorso e gestione di pulcini di uccelli selvatici
    a cura di Getulus72


    PREMESSA: questa scheda vuole essere un vademecum di primo soccorso destinato a chi si trova a dover soccorrere un nidiaceo di uccello selvatico, trovato in giro e bisognoso di cure. Molti nidiacei delle specie più comuni hanno un’elevata mortalità e la perdita di pulcini è un evento che tutte le specie aviarie mettono in conto all’atto della riproduzione. Ciononostante, è possibile allevare e riabilitare i pulcini delle specie più comuni, fino a renderli in grado di reinserirsi nel loro ambiente. La cosa migliore da fare, se si trova un animale selvatico, sarebbe sempre quella di localizzare un CRAS (centro recupero fauna selvatica) in zona ed affidare a persone competenti l’animale, tuttavia non sempre questo è fattibile in tempi brevi e alcune specie di scarso o nullo interesse conservazionistico (piccioni, tortore, cornacchie, merli…) non vengono accolte in questi centri, questo vademecum serve a fornire informazioni di base a chi si trova nella necessità di accudire un pulcino di cui non sa che fare e non vuole lasciarlo al suo destino. Ultima informazione di base: i pulcini della maggior parte degli uccelli detti INETTI nascono nudi e incapaci di muoversi e vengono accuditi dai genitori: non sono in grado di nutrirsi da soli fino allo svezzamento. Il loro cervello sviluppa lentamente, col tempo, le connessioni neurali necessarie all’azione di prendere il cibo e ingerirlo. In questo senso è inutile mettere una ciotola di cibo nella gabbia con il pulcino che avete trovato e che continua a chiedere cibo a voi: anche se vede il cibo a un centimetro dal suo becco non è in grado di prenderlo e ingerirlo, ha bisogno di essere imbeccato o morirà di fame.
    Altre specie sono invece dette PRECOCI (anatroccoli, ochette e pulcini di galliformi che sono in grado di mangiare poco dopo la nascita e muoversi da soli). Alcune specie, come gallinelle d’acqua, folaghe e gabbiani sono una via di mezzo: sono in grado di reggersi in piedi e camminare ma si fanno imboccare dai genitori.

    CHI HA BISOGNO DI AIUTO E CHI INVECE NO: In molte specie di uccelli, i giovani nidiacei abbandonano il nido quando ancora non sono completamente impiumati e capaci di volare e di mangiare da soli. A un occhio inesperto sembrano in difficoltà perché si muovono meno agilmente degli adulti e tendono a volare meno. Ma, in realtà, non sono affatto abbandonati: i genitori tornano a nutrirli regolarmente e li guidano al sicuro. In linea di massima, se si vede un uccellino a terra, che però si muove e non si lascia prendere in mano, né mendica il cibo all’uomo, la regola è LASCIARLO STARE. Mettetevi a una decina di metri di distanza e osservatelo: i genitori verranno a riprenderselo in breve. Catturare questi nidiacei perfettamente sani e metterli in gabbia, significa condannarli a morire di fame e di stress: sono quasi adulti, ma non mangiano da soli e non apriranno mai il becco per accettare il cibo da un essere umano! Merli, passeri, cornacchie e rapaci notturni sono alcune delle specie più comuni i cui nidiacei escono dal nido quando ancora non sono del tutto impiumati. Invece rondini, rondoni e balestrucci se trovati a terra sono SEMPRE bisognosi di aiuto.

    QUANDO E CHI AIUTARE: i pulcini in difficoltà si riconoscono dai seguenti indizi: a) Si lasciano prendere in mano senza protestare e senza tentare di fuggire, spesso aprono il becco e mendicano disperatamente il cibo. b) Sono deboli e poco reattivi, con il piumaggio gonfio e arruffato e tendono a tenere gli occhi chiusi. c) Sono feriti, perdono sangue dalla bocca o dalla cloaca, tengono zampine o ali in modo scomposto. d) Sono evidentemente non ancora pronti per lasciare il nido, quindi hanno zone di pelle senza piume, gli occhi ancora chiusi o le penne delle ali ancora non spuntate. La coda, invece, in molte specie, spunta dopo che il pulcino ha lasciato il nido, quindi non è un indizio affidabile per decidere se un pulcino è caduto dal nido o se ne è allontanato volontariamente! Se un nidiaceo è evidentemente ferito o presenta fratture va subito portato da un veterinario.

    INSETTIVORO O GRANIVORO, DI CHE SPECIE SEI? Uno dei primi problemi che si pone chi raccoglie un uccellino è l’identificazione della specie. Questo è spesso un falso problema, ai fini del primo soccorso. Perché i pulcini di passeriformi insettivori o granivori che siano, si alimentano nello stesso modo e si gestiscono quasi nello stesso modo. L’unica differenza che conta è che i pulcini degli insettivori non sono dotati di un gozzo in cui immagazzinare il cibo, per cui vanno nutriti ad intervalli più ravvicinati. Per il resto, non ci sono grosse differenze. Diverso è il caso per i non passeriformi, che necessitano di cure specifiche (rondini e rondoni, piccioni, corvidi, rapaci, rallidi e anseriformi tra le specie più comunemente trovate in difficoltà). Ciascuna di queste categorie verrà trattata separatamente.

    IL CIBO, COSA E QUANTO: i cibi usati nell’allevamento dei pulcini selvatici non sono niente di diverso da quelli normalmente usati in erpetofilìa e ornitologìa. Ne darò un breve elenco di seguito, poi ne tratterò dettagliatamente per ciascuna categoria di nidiacei.
    Omogeneizzati di carne (pollo o manzo): li considero la base per l’allevamento di tutti i pulcini di specie piccole. Sono un ottimo alimento proteico e molto digeribile. Possono essere stemperati in un po’ di acqua tiepida (mai usare il latte!) per essere inseriti in una siringa in modo da nutrire i pulcini che sono riluttanti ad aprire il becco da soli, possono essere miscelati assieme al pastoncino all’uovo per i pulcini che necessitano un alimento più consistente e meno fluido. Una volta aperti vanno conservati in frigo non più di 24 ore.
    Tarme della farina: ottime per tutti i pulcini di specie medio piccole, ma anche per civette e piccoli rapaci. Meglio dare la preferenza a quelle appena mutate, che sono bianche e più digeribili. Vanno sempre uccise e decapitate prima di essere inserite nel becco dei pulcini. Ideali per convincere a mangiare i pulcini di rondini e rondoni.
    Camole del miele: molto appetite da tutti i pulcini, sono però molto grasse, sono ideali per far prendere peso a un pulcino debilitato oppure per far ingrassare rondini e rondoni pochi giorni prima di liberarli, in modo che siano ben nutriti nei primi giorni di vita “libera”.
    Topi, pulcini, carne trita, frattaglie, cibo umido per gatti kitten: vanno bene per le specie predatrici più grosse, rapaci e corvidi come cornacchie, gazze, ghiandaie. I topi vanno serviti tagliati in due per i rapaci più piccoli e i corvidi. La carne trita in sé è un alimento povero e incompleto e, sia pure molto appetita, va servita non più di una volta al giorno, mai come unico alimento, serve però a convincere una giovane gazza che volete prendervi cura di lei e che è il caso che apra il becco spontaneamente!
    Pastoncini d’allevamento all’uovo per uccelli domestici: possono essere usati come complemento assieme all’omogeneizzato, mai come unico cibo, perché sono nutrizionalmente poveri e incompleti. Se usati con la siringa per imboccare pulcini molto piccoli, fate attenzione ai semini di niger, piccoli e neri, che sono presenti in molte formulazioni industriali: oltre ad essere indigesti per i nidiacei, si incastrano nella cannula della siringa o nel sondino rendendo impossibile il fluire dell’impasto nella bocca del pulcino.
    Alimenti d’emergenza: spesso capita di trovare un nidiaceo che necessita immediatamente di essere nutrito, in orari o giorni in cui non i negozi sono chiusi e non avere sotto mano insetti o alimenti adatti. Considerato il veloce metabolismo delle specie di passeriformi più piccoli, è indispensabile arrangiarsi per nutrire SUBITO il pulcino con quello che si ha nel frigorifero. Ottimi alimenti di emergenza sono le uova, che vanno fatte bollire e quindi sbriciolate e stemperate con un po’ d’acqua tiepida, per costituire un pastoncino morbido con cui saziare il pulcino. Altro alimento d’emergenza è la carne di pollo o tacchino: fatela bollire e passatela nel frullatore fino ad ottenere una pasta morbida, eventualmente ammorbidita con un po’ d’acqua tiepida.
    Alimenti controindicati, da evitare: esistono una serie di alimenti che spesso vengono somministrati ai nidiacei come conseguenza del “sentito dire” e “ricette della nonna” che sono assolutamente sconsigliate e che spesso causano problemi gastrointestinali e diarree letali nei pulcini. Altri alimenti, semplicemente, sono poveri nutrizionalmente e non forniscono all’organismo dei piccoli uccelli tutti i nutrienti di cui necessitano. Alimenti controindicati sono: pane, latte, biscotti e dolciumi di tutti i generi, pappette di pane e latte, mangimi per cani, larve di mosca o bigattini, semi per canarini, frutta. L’apparato digerente dei nidiacei è il loro punto debole e le enteriti sono assolutamente da evitare!
    Come nutrire il nidiaceo e quanto: i nidiacei delle specie piccole e tutti i passeriformi in genere hanno un metabolismo velocissimo, per questo necessitano di pasti frequenti, tanto più ravvicinati quanto più il pulcino è giovane: a titolo indicativo, un giovane merlo o un passero o una rondine hanno bisogno di essere imboccati all’incirca ogni 15 minuti! I pulcini di gazza e cornacchia possono fare un pasto ogni due ore, mentre un giovane allocco, una civetta o un barbagianni, se giovani, ricevono due pasti al giorno (mattino e sera), se più grandicelli, si scende a un pasto al giorno (la sera). I pulcini che mendicano cibo vanno sempre nutriti, solitamente il comportamento del pulcino è indicativo: se chiede cibo vigorosamente va subito accontentato. I pulcini di passeriformi granivori (passeri, fringuelli, verdoni) e i pulcini dei columbiformi (piccioncini, tortore e colombacci) sono dotati di un gozzo: una sorta di sacchetto che si trova sotto la gola, quando il pulcino è ben nutrito vedrete questa sacca ben distesa e gonfia, il cibo ingerito è visibile attraverso la pelle sottile. Una volta riempito il gozzo, il pulcino se ne starà tranquillo a digerire finché tutto il cibo non sarà sceso nello stomaco. Gli insettivori non hanno gozzo, per cui mangiano meno e ad intervalli più frequenti. E’ importante capire che prendersi cura di un nidiaceo è un impegno a tempo pieno: non esistono giorni di festa, né potete pensare di lasciare a casa il nidiaceo e andare al lavoro o in palestra, a meno di non trovare qualcuno che lo nutra al posto vostro! Idealmente, un nidiaceo di passeriforme deve essere nutrito ogni 15 minuti dal mattino alle sette alla sera verso le otto. Dopo l’ultimo pasto serale, potete lasciar dormire il pulcino fino al mattino dopo senza problemi: di notte il metabolismo rallenta e, se avrete cura di rimpinzarlo per bene all’ultimo pasto serale, il piccolo vi lascerà dormire fino al mattino dopo.
    Somministrare il cibo è relativamente facile se il pulcino vi identifica come figura genitoriale e apre il becco spontaneamente: in tal caso è sufficiente usare un paio di pinzette a punta rotonda (per gli insetti e i cibi solidi) oppure una siringa da insulina (senz’ago!) per spingere il cibo a fondo nella gola del pulcino, i pulcini più giovani sputano per istinto tutto quel che rimane sui margini del becco, sporcandosi e impiastricciandosi tutto il piumaggio del ventre ,mentre i più grandicelli riescono a indirizzare il cibo in gola con più precisione. E’ comunque importante far scendere il cibo in gola (senza sporcare il piumino del ventre) e non mandarlo nella trachea, col rischio di soffocamento e polmonite ab ingestis.
    Se il pulcino, spaventato, non apre il becco, la cosa è più seria. Bisogna forzarlo ad aprire, con MOLTA delicatezza il becco, e accettare i primi pasti: poi solitamente capisce che non gli si vuol fare del male. Si usa una siringa da insulina privata dell’ago, a cui avrete innestato in punta una cannula da fleboclisi tagliata a 2-3cm di lunghezza. Per imboccare, è bene contenere il nidiaceo con una mano, o meglio, farsi aiutare da qualcuno che lo contenga: con una mano reggetegli la testa, con l’altra premete delicatamente la punta della cannula di gomma contro la base del becco, da un lato, in molte specie di passeriformi i margini della bocca sono morbidi e di colore giallo; quello è il punto in cui spingere giù la cannula senza lesionare il becco. Una volta inserita la cannula, spingete il cibo semifluido con il pistone della siringa in modo lento e graduale. Se il pulcino tossisce e scuote la testa smettete immediatamente e riprovate dopo qualche minuto.
    Specie con esigenze particolari: alcune specie particolari di uccelli non aprono il becco per essere imboccate, ma si nutrono in modo diverso: i piccoli rapaci notturni afferrano direttamente il cibo che l’adulto gli porta e lo ingollano da soli, quindi per imboccare una piccola civetta o un barbagianni, sarà sufficiente strofinare il topolino morto, oppure il pezzetto di cuore di pollo, ai lati del suo becco e aspettare che lo afferri e lo ingolli. Allo steso modo si comportano i pulcini delle gallinelle d’acqua e delle folaghe: basterà strofinare una tarma della farina o un pesciolino sui lati del becco e aspettare che il pulcino si decida a afferrarlo. Invece piccioni e tortore non aprono il becco per ricevere il cibo, ma infilano la testa nella gola del genitore e succhiano il contenuto del gozzo: per nutrire un pulcino di piccione o di tortora non bisogna forzarlo ad aprire il becco, ma lasciare che infili il becco dentro un contenitore stretto che simuli il cavo orale del genitore. Io adotto questo sistema: preparo un pastone fluido e lo verso in un bicchierino di plastica piccolo oppure lo stringo nel pugno e lascio che il nidiaceo infili il becco tra le dita per succhiare (immaginate di stringere il manubrio di una bicicletta, la cavità che si crea tra le dita, dove si trova il manubrio, è il punto in cui il nidiaceo inserirà il becco per nutrirsi). In tutti i casi il pastone d’imbecco dev’essere tiepido e mai freddo.
    I pulcini delle specie che si nutrono da sole (anatroccoli, ochette, quaglie) invece necessitano di una scodellina bassa in cui mettere il cibo e un’altra per l’acqua, si può stimolarli a mangiare bagnando loro il becco nell’acqua e poi tuffandoglielo nel cibo, ma non è possibile imbeccarli a forza, per loro è uno stress molto forte.
    ALLOGGIO DEI PULCINI E GESTIONE:
    I pulcini delle specie inette, se sono ancora privi di piumaggio necessitano di un alloggio termostatato e riscaldato a 30-35 C°. Si può usare a questo scopo un faunabox con un cavetto riscaldante termostatato, oppure una qualsiasi vasca di plastica in cui posizionare un nido che permetta all’uccellino di restare fermo e al caldo. Per le specie più piccole si possono usare le comuni cassette-nido per cocorite, ma anche una scatola da scarpe va bene. Sul fondo si mette soltanto un foglio di carta assorbente tipo Scottex, in modo da tenere il pulcino caldo e pulito. Ogni volta che il piccolo defeca, si può cambiare la carta assorbente. La scatola è bene che sia coperta, in modo che il pulcino stia in penombra, di solito dormono tra un’imbeccata e l’altra. Mettete un termometro accanto al pulcino per monitorare la temperatura sul fondo del nido.
    Quando i pulcini si coprono di piume non hanno più bisogno di essere scaldati e diventeranno più mobili: tenteranno di saltellare qua e là e da questo momento hanno bisogno di una gabbia o una scatola alta e coperta con un pezzetto di rete in cui siano presenti almeno un paio di posatoi che permettano al giovane uccello di esercitare le ali. Sul fondo della scatola ora è bene mettere un paio di ciotoline basse una con l’acqua e l’altra con il cibo, nella speranza che il pulcino cominci a mangiare qualcosa da solo e cominci a svezzarsi. Lo svezzamento è un processo graduale che si realizza in circa un paio di settimane nelle specie più piccole, in più tempo in quelle più grosse. In tutto questo lasso di tempo bisogna tenere pesato il pulcino, continuare a nutrirlo tutte le volte che chiede cibo e controllare se stia cominciando a mangiare da solo: il modo più pratico di farlo è di lasciargli un numero noto di tarme nella ciotola e controllare quante ne ha mangiate a fine giornata!
    I pulcini delle specie precoci hanno bisogno di un set-up diverso: una scatola di cartone con il fondo coperto di trucioli di legno che offra un fondo non scivoloso per le zampine (non usare la carta di giornale!) e una lampada riscaldante a faretto-spot, preferibilmente con luce rossa che porti un angolo della nursery a 35C° in modo che possano scaldarsi come farebbero tra le piume dei genitori. Se il pulcino è solo, è indispensabile dargli un compagno “virtuale”, altrimenti si sfinirà a piangere e cercare i fratellini perduti: a tale scopo è sufficiente appendere vicino alla lampada riscaldante un piccolo specchio che gli dia la sensazione che ci sia un altro pulcino assieme a lui. Nella scatola una ciotola per l’acqua e una per il cibo, accessibili e vicine alla lampada.
    Un errore molto comune quando si trova un nidiaceo assieme al suo nido è quello di pensare di allevarlo lasciandolo nel nido e mettendo il nido in una scatola: niente di più sbagliato! I nidi degli uccelli spesso pullulano di parassiti che tormentano e indeboliscono i nidiacei, quindi se trovate un pulcino nel nido caduto a terra, togliete il piccolo dal nido e buttate via il nido! Allo stesso modo, appena mettete il pulcino su carta assorbente bianca, ripassategli il piumaggio e la pelle con un batuffolo di cotone e osservate la carta sottostante: se notate una miriade di puntini neri che corrono sulla carta, il pulcino è infestato. Può essere liberato dai parassiti usando un comune spray antiparassitario al piretro per i canarini, acquistabile nelle uccellerie: spruzzatelo curando di evitare occhi e naso!

    ELENCO E SCHEDE DELLE SPECIE PIU’ COMUNEMENTE SOCCORSE:
    • Passeriformi granivori (passeri, fringuelli, verzellini, verdoni, cardellini…): sono tutte specie a prole inetta, i pulcini hanno dimensioni medio-piccole e il piumaggio infantile è solitamente color bruno o cannella. Presentano un becco con margini gialli e un vistoso gozzo che si gonfia quando l’animale è sazio. I nidiacei diventano indipendenti in circa un mese dalla nascita, pulcini già impiumati necessitano di circa due settimane di imbecco per raggiungere lo svezzamento. Aprono facilmente il becco per ricevere il cibo. Si nutrono con tarme della farina, camole del miele, omogeneizzato e pastoncino all’uovo. Per lo svezzamento si usa pastoncino all’uovo, briciole di biscotti da canarini, uovo sodo. Si imprintano piuttosto facilmente su chi li alleva, quindi vanno maneggiati lo stretto indispensabile per poterli rilasciare senza pericoli.
    • Passeriformi insettivori (merli, storni, pettirossi, cinciallegre, capinere): sono tutte specie a prole inetta alcune di dimensioni molto minute e quindi più delicate (cince, codibugnoli, pettirossi), altre decisamente robuste e di facile allevamento (merli e storni). Presentano piumino infantile grigio, nerastro con maculature e un becco dall’interno giallo-arancio o rosso. Molto voraci, devono mangiare spesso cibi molto nutrienti: tarme della farina, camole del miele, carne trita e omogeneizzato, ma anche grilli per gli individui più cresciuti. I pasti devono essere sempre variati, non insistere sempre con lo stesso alimento. Allo svezzamento imparano a cacciare tarme della farina e camole del miele e quindi anche cibi inerti. Individui già parzialmente impiumati si svezzano in circa 3 settimane, ma il dato è molto variabile tra le diverse specie. Si imprintano meno facilmente dei granivori e tendono ad inselvatichire rapidamente dopo lo svezzamento.








    • Rondini, rondoni e balestrucci: sono nidiacei dalla forma inconfondibile “ad aereo planino”, piumino di colorazione nera o cioccolato sulla groppa, biancastro sul ventre. Becco larghissimo e provvisto di “baffi” ai lati. Zampette piccole e rudimentali. Sono specie piuttosto delicate e dalle esigenze particolari; se trovati a terra vanno sempre soccorsi. Spesso i rondoni sono scambiati da persone inesperte per piccoli falchi, a causa del loro becco leggermente adunco. La valutazione dello stato di sviluppo di un pulcino è possibile guardando lo stato di crescita delle ali: se le penne più lunghe delle ali non si incrociano per un tratto sulla schiena dell’animale, il pulcino non è ancora pronto per volare. Esclusivamente insettivori, non digeriscono bene il pastoncino all’uovo: è bene limitarsi a tarme della farina, camole del miele, omogeneizzato e occasionalmente anche crocchette per gattini ammorbidite in acqua calda. Aprono abbastanza facilmente la bocca per essere nutriti da chi li soccorre, e, in particolare i giovani rondoni, non hanno alcun timore dell’uomo. Il loro punto debole sono le lunghe ali: se si rompono o si rovinano le penne delle ali non potranno essere liberati in tempo per unirsi ai loro compagni in migrazione e finiranno per morire in cattività. Per questo è necessario che stiano il più fermi possibile e non abbiano la possibilità di strisciare in giro sulle loro corte zampette, rovinandosi le ali. Ideale è una scatola di cartone buia, in cui abbiano poco spazio per muoversi. I rondoni amano il buio e la penombra, ma in generale tutte queste specie vanno alloggiate in contenitori scuri. Nessuna di queste specie ha bisogno di imparare a nutrirsi da sola, nè di esercitarsi nel volo: quando le ali saranno lunghe abbastanza da incrociarsi sul dorso, sarà sufficiente portare il giovane in un edificio alto, che sia frequentato da individui della sua specie e lanciarlo nel vuoto come si farebbe con un aereoplanino, meglio la sera al tramonto o al mattino presto: il vostro pulcino si involerà e si unirà ai suoi simili e sarà indipendente da subito. E’ essenziale che le penne crescano il più in fretta possibile perché tutti questi uccelli partono per la migrazione entro metà agosto, tutti i pulcini devono unirsi ad uno stormo, oppure non sopravvivranno da soli.
    • Corvidi e piccoli rapaci (cornacchie, gazze, ghiandaie, civette, barbagianni, gheppi): pulcini di dimensioni medio-grosse, con piumino grigiastro o barrato oppure bianco grigiastro. I rapaci hanno piumino morbidissimo e artigli e becco adunchi. Tutti i rapaci andrebbero il prima possibile consegnati ad un CRAS, cornacchie e gazze, invece, non sempre sono bene accette. Tutti questi pulcini sono carnivori e si nutrono di carne trita cruda, frattaglie di pollo, topi, pulcini crudi, tarme della farina e anche kaimani. I corvidi aprono il becco e mendicano vigorosamente il cibo, invece i rapaci aspettano che il cibo venga loro strofinato o posto vicino al becco prima di ingollarlo. I corvidi sono attivi durante il giorno e pertanto vanno imboccati per tutto il giorno, mentre i rapaci notturni dovrebbero fare due pasti, uno al mattino presto e uno alla sera. Gufi, civette e barbagianni hanno la necessità di avere prede intere e non solo carne nella dieta, per motivi nutrizionali e per avere la possibilità di produrre le cosiddette “borre”, che sono pallottoline in cui si trovano peli, pelliccia, squame e parti indigerite delle loro prede. Tutti questi animali si imprintano moltissimo su chi si prende cura di loro: pertanto è ASSOLUTAMENTE NECESSARIO non coccolarli, né giocare con loro, e farsi vedere il meno possibile durante il periodo di allevamento, per evitare di produrre animali attaccati all’uomo che non potrebbero più essere lasciati liberi in natura. Allo svezzamento vanno alloggiati in voliere ampie e alberate. Chi si occupa di loro dovrà avere cura di farsi vedere pochissimo durante le operazioni di pulizia e gestione, per farli inselvatichire. Ai rapaci notturni e diurni vanno fornite prede vive per far loro imparare le strategie di caccia. I corvidi devono essere rilasciati lontano da insediamenti umani, in zone dove siano presenti animali della stessa specie, nella speranza che si uniscano a loro. Tutto questo gruppo di animali richiede molto impegno e presenta grossi problemi gestionali (puzzano, sporcano e combinano guai in casa).



    • Specie precoci e semiprecoci (gallinelle d’acqua, fagiani, anatre selvatiche, folaghe…): queste specie hanno pulcini coperti di piumino, con una vasta gamma di colori, i pulcini di fagiano, quaglia ecc. hanno piumino striato bruno e nero, gli anatroccoli sono di color giallo-verdastro, folaghe e gallinelle d’acqua hanno pulcini con piumino nero fuliggine e testa rossa. Tutti questi pulcini sono precoci o semiprecoci, camminano e sono ben coordinati nei movimenti. I pulcini di fagiani, quaglie, germano reale e anatre in genere mangiano da soli e possono essere nutriti con pastoncino all’uovo inumidito nell’acqua, uovo sodo mischiato con verdure tritate e un buon sfarinato per pulcini di gallina non medicato con coccidiostatico (formula zootecnica detta “I periodo pulcini-non medicato”, acquistabile nei consorzi agrari). Gallinelle d’acqua e folaghe vanno imbeccate con insetti (tarme della farina e camole) o pesciolini tipo acquadelle. Un problema che si ha con questi pulcini, una volta salvati, è l’estremo timore che mostrano per chi si occupa di loro, che li spinge a correre qua e là per la scatola senza nutrirsi, piangendo e indebolendosi fino a morire. Se il pulcino che avete trovato si comporta così, l’unica cosa da fare è tenerlo nella sua scatola, coperto con uno straccio scuro che lo tenga tranquillo e farlo uscire solo tre-quattro volte al giorno per consentirgli di mangiare e bere, sporcandogli il beccuccio con il cibo e l’acqua. Dopo un paio di giorni di questo trattamento, di solito si calmano e possono essere lasciati liberi nella nursery. Questi pulcini possono essere liberati una volta che si sono coperti di piumaggio impermeabile all’acqua e hanno le ali perfettamente formate. Vanno liberati nei pressi di un lago, canale o fiume dove siano presenti altri individui della stessa specie. Di solito si imprintano molto poco su chi si prende cura di loro, e tendono ad inselvatichire molto rapidamente dopo lo svezzamento.



    • Columbiformi (piccioni, tortore e colombacci): spesso capita di trovare giovani piccioni o tortore caduti dal nido anche in città, sono pulcini che non tutti amano e pochi decidono di salvare, volendo provare ad aiutarli è possibile alimentarli con omogeneizzato di pollo addizionato con pastoncino all’uovo per canarini in rapporto 1/3 omogeneizzato: 2/3 pastoncino. Tutti questi nidiacei hanno un voluminoso gozzo, che va riempito bene ad ogni pasto. Come detto sopra, questi nidiacei non vanno imboccati, ma lasciati succhiare l’impasto fluido da un bicchierino o dalla mano stretta a pugno. Lo svezzamento è talvolta problematico perché i giovani piccioni tendono ad impigrirsi e farsi nutrire ben oltre il periodo normale di svezzamento, allo svezzamento bisogna ridurre i pasti a 3 al giorno (mattino mezzogiorno e sera) e lasciare a disposizione pastoncino asciutto e granaglie in una ciotola bassa. Piccioni e tortore tendono a restare affezionati a chi li ha allevati, per cui se li liberate nei pressi di casa torneranno spesso sul vostro terrazzo.

    Simone Masin
    Ultima modifica di bonzai; 25-03-2016, 07:11.
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      Famiglia: Muridae
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      Il ratto domestico è la forma addomesticata del ratto bruno, detto anche ratto delle chiaviche o surmolotto (Rattus norvegicus). I ratti bruni sono originari dell’Asia meridionale e dell’India, dove da migliaia di anni, hanno imparato a sfruttare le derrate alimentari accumulate dall’uomo, vivendo e moltiplicandosi in prossimità degli insediamenti umani.
      ...
      25-03-2016, 06:58
    • La moffetta o puzzola americana (Mephitis mephitis)
      da bonzai
      La moffetta o puzzola americana (Mephitis mephitis)

      a cura di Maya Milan (MaYaM79)



      CHI SONO LE MOFFETTE: Le moffette sono mustelidi nordamericani seminotturni che popolano praterie e foreste, gironzolando a caccia di piccoli frutti, insetti e ogni genere di piccolo animale (mammiferi, rettili e uccelli). Come tutti i mustelidi sono dotati di ghiandole perianali in grado di emettere forti odori stordenti in caso di pericolo.



      CENNI...
      24-03-2016, 18:19
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